Expo e scontri: lasciamo la “rabbia” a chi ne ha davvero diritto.

Pochi minuti fa, in stazione, ho visto un materasso camminare. Ovviamente era trasportato da qualcuno, e quel qualcuno era un anziano, che questa notte dormirà su quel materasso, accanto ad un binario.
Sto sentendo da più parti parlare di “rabbia”, come motivazione o scusante per gli atti vandalici di oggi, a Milano.
Lasciamo la rabbia ai bambini delle fogne di Bucarest, lasciamo la rabbia a chi è costretto a mettere a repentaglio la propria vita a bordo di un barcone, lasciamo la rabbia ad una mia amica che oggi si trova a casa, dopo dieci anni trascorsi in un call center a distruggersi i timpani. Lasciamo la rabbia al vecchio della stazione, con un materasso come casa.
Lasciamola a loro, non ad un gruppo di studenti incappucciati che hanno pianificato la distruzione di un alimentari o di una ferramenta da Facebook, usando l’Iphone comprato loro dai genitori.

Smacchiando le Jaguar. La “doppia morale” della destra forconiana

Gli avversari della sinistra “movimentista” hanno storicamente impostato la loro scelta argomentativa su due direttrici, una di tipo politico e l’altra di tipo etico e morale.

Nel primo caso, il tentativo era quello di evidenziare un’ipotetica mancanza di progettualità extra-rivoluzionaria, contestuale a quello che si voleva come un asettico velleitarismo dottrinale (in realtà, il “materialismo storico” ha una traiettoria speculativa estremamente definita e definibile). Nel secondo caso, invece, i detrattori cercavano di far emergere presunte discrepanze tra il portato ideologico dei manifestanti e la loro condizione sociale, economica e le loro abitudini, viste e presentate come incompatibili con il “byt” leniniano-marxiano formulato sull’essenzialismo. Si assisteva, quindi, alla comparsa di due dispositivi fondamentali della strategia della persuasione, ovvero la “proiezione o analogia” e l’ “etichettamento” (i manifestanti erano associati ad immagini e “cliché” impopolari come “radical chic”, snob, ecc).

Di notevole interesse da un punto di vista politico, sociale e culturale, la reazione che i “Forconi” ed i loro “supporters” (collocabili, in via prevalente, a destra), stanno avendo nei confronti delle accuse che li stanno interessando, le stesse che rivolgevano alla sinistra di piazza. Esattamente come per i loro avversari storici, l’impianto difensivo si sta imperniando e snodando sull’accusa di qualunquismo, demagogia e debolezza concettuale (il caso Jaguar, il passato berlusconiano di alcuni leader, ecc). Ecco emergere il criterio della “doppia morale”, frequente nel linguaggio della politica così come nella sua istologia culturale.

La recriminazione forconiana, del tutto legittima (quando non violenta) e sicuramente condivisibile in molte delle sue declinazioni, presenta tuttavia un “vulnus” di fondo che non può essere trascurato; si tratta di una protesta di tipo politico e non popolare, essenzialmente organizzata da destra per rovesciare un Premier di centro-sinistra. L’assenza di insegne partitiche contestuale alla presenza dei tricolori, vuol essere un tentativo di mimetizzazione grazie ad un rivestimento inclusivo ed ecumenico che, però, paga pegno ad una minima sosta analitica.