“Pentiti!” Il Natale, il Covid e lo scivolone di Bergoglio

“In questo tempo difficile anziché lamentarci di quello che la pandemia ci impedisce di fare, facciamo qualcosa per chi ha di meno”, così il Papa, nel corso dell’ultimo Angelus.

Bergoglio si è sempre dimostrato un abilissimo comunicatore, ma in questo frangente è forse scivolato sulla proverbiale “buccia di banana”. Puntando il dito contro i cittadini comuni, facendo finta di non vedere le loro immani e drammatiche sofferenze, ha scelto infatti di accodarsi alla narrazione colpevolistica diffusa in Italia dall’attuale establishment politico e dai suoi canali propagandistici. Un moralismo che denota scarsa empatia e scarsa intelligenza e che stona ancora di più se si considera che arriva da un privilegiato, rappresentante di una casta tra le più privilegiate.

Un errore anche “strategico”, quindi, capace di esporre lui e la Chiesa alla reazione di quel popolo che ogni giorno vive sulla propria pelle i problemi causati dalle restrizioni.

Per un attimo, il pontefice argentino ha dato l’impressione di essersi trasformato in certi prelati francesi del secolo XVIII.

Il bambino e il campione

( Di CatReporter79)

Raramente Carlos Monzon si lasciava andare a tenerezze o sorrisi.

Solo una persona era in grado di aprire il suo cuore di uomo indurito dalla vita: il figlio Abel.

Lo prendeva in braccio dopo ogni vittoria e lo portava con sé ovunque: in palestra, a fare footing, durante gli impegni con gli sponsor e i giornalisti.

Abel amava suo padre, ma non il lavoro di suo padre, che gli faceva paura. Nella sua mente di bambino, penava che qualche avversario avrebbe potuto fare male al grande Carlos Monzon.

Gli aveva chiesto più volte di smettere, fino a quando non gli confessò di aver pianto, dopo averlo visto andare giù per pochi secondi con il colombiano Rodrigo Valdez. Era successo negli spogliatoi, subito dopo il match. “Abel cos’hai? Ho vinto, non hai visto?” “Papà, smetti, per favore. Quando sei andato al tappeto ho pianto. Ho versato molte lacrime”. “Abel, nunca mas. Esta fue mi ultima pela. Va bene, Abel. Basta. Questo è stato il mio ultimo combattimento”.

Per quel bambino e con quel bambino, Carlos Monzon non era un picchiatore e non era un uomo violento. E non era nemmeno un duro.

Perché ha ragione Bergoglio

bergan

Con le sue dichiarazioni (concettualmente chiare ed inequivocabili), il Pontefice non intendeva condannare gli amanti degli animali o la cultura animalista ma soltanto l’incoerenza di chi dedica le proprie energie affettive solo ed esclusivamente agli animali, dimenticando il suo prossimo.

Un male comune del nostro tempo, motivato da un’incapacità di relazionarsi con l’Altro e da un approccio disfunzionale alle dinamiche sociali.

 

P.s: Chi scrive conosce persone profondamente razziste ed omofobe che postano ogni giorno link animalisti. Per costoro è molto più agevole relazionarsi con chi offre amore in modo incondizionato, senza porre domande o creare il dubbio.

Buona fortuna al nuovo Papa. Da un non credente.

Non sono credente e non potrò mai, per quello che è ed è stato il mio percorso di formazione culturale, abbracciare il Cristianesimo, ma non nascondo un giudizio positivo nei confronti del nuovo Pontefice. La scelta, unico caso nella storia, del nome che fu del frate di Assisi, il ritorno alla prima persona nel rivolgersi ai fedeli, l’entusiasmo della timidezza più spontanea, il rapporto diretto e “familiare” con la folla radunata in Piazza San Pietro, hanno disegnato nella mia memoria il ritratto di Albino Luciani, il “parroco del mondo”. Luciani fu, pur nei soli 33 giorni del suo pontificato, il più rivoluzionario tra i successori di Pietro, e mi auguro che Francesco I ne segua (e più a lungo), l’esempio. Buona fortuna, e che il Dio nel quale confida possa proteggerla e consigliarla.