Perché il Patto del Nazareno non finirà in archivio.

berlusconi mattarella renziIl “patto” del Nazareno non naufragherà dopo la collisione contro l’iceberg Mattarella, perché troppo utile ad entrambi i “contraenti”.

Nel caso di Renzi, perché i voti di FI costituiscono una stampella necessaria per chi ha alle spalle un partito diviso (il PD) e regge un esecutivo insieme ad una forza piccola e collocata nell’emisfero ideologico opposto (il NcD). Inoltre, il Premier potrebbe temere ( a ragion veduta) la macchina editoriale berlusconiana, fino ad oggi mai utilizzata a pieno regime contro l’ enfant prodige della politica nazionale ma capace, in passato, di spezzare le gambe a qualsiasi rivale del tycoon meneghino.

Nel caso di Berlusconi, l’ex Cavaliere sa invece di non poter più contare su una vittoria elettorale (o quantomeno su un suo ingresso a Palazzo Chigi oppure al Quirinale), dunque mira e mirerà a giocarsi sul tavolo del compromesso le poche fiches rimaste , alla ricerca di un “do ut des” che, ad esempio, lo faccia uscire il più possibile indenne dalla tagliola giudiziaria.

All’orizzonte, dunque, nessuno “shift” del “balance of power” attuale.

Perché il Nazareno vincerà la sfida della storia

Silvio Berlusconi non è Josef Mengele ma è e rimane (al di là della condanna riportata) il leader della seconda coalizione politica nazionale ed il maggior esponente dell’opposizione, per volontà popolare; “obtorto collo”, non dovrebbe risultare, dunque, illogico, amorale o disdicevole un confronto, con lui, su tematiche eccezionalmente delicate e di ampio repisro come le riforme istituzionali, necessitanti, al contrario, la maggior convergenza possibile ed ipotizzabile.

Ogni incursione sul Nazareno, sebbene di forte ed irrinunciabile impatto ventrale e propagandistico, non potrà, quindi, che essere disancorata da ogni logica contingente e destinata all’archiviazione, da parte del buonsenso, prima, e della storiografia, dopo.