Menti sapendo di Mentana

“Vaccini, Astrazeneca è un fiasco sugli anziani? Fonti del governo tedesco parlano di un’efficacia dell’8%”; così il titolo di “Open”, ad un articolo del 25 gennaio scorso.

Proseguendo la lettura si scopre però che non si tratta di “fonti del governo tedesco” ma di una notizia diffusa dal quotidiano “Handelsblatt” (e dalla “Bild”), smentita in seguito dallo stesso governo e dalla casa farmaceutica.

“Open” sceglie ad ogni modo di fare del clickbaiting pecoreccio e di bassissima lega, degno di un “ImolaOggi” o di un “iL Meteo”. Una “caduta di stile” (a dire il vero non la prima) difficilmente perdonabile ad un progetto che era nato anche per combattere le fake news e la disinformazione

Mentana: Epic fail!

Contrattando e discutendo i tempi e, soprattutto, i modi dell’intervista al leader del Movimento Cinque Stelle, Enrico Mentana è venuto meno, ancora una volta, a due dei principi guida del giornalismo e della sua deontologia: la ricerca della “verità” e dell’ “essenzialità” (Carta dei Doveri del 1963). Il cronista assolve ad un compito di vitale importanza, che è quello di informare il cittadino su ciò che lo riguarda e ne regola l’esistenza; apparirà pertanto inaccettabile ed inconciliabile con il ruolo della stampa un atteggiamento di accondiscendenza verso un personaggio pubblico, in special modo se alla base di questa scelta vi sarà la ricerca del profitto e della visibilità.

Dalle “Regole per l’intervista” della BBC: “Non è corretto informare l’intervistato sulle domande che saranno formulate. Nel caso in cui l’intervistato rifiuti di rispondere, l’autore deve considerare l’ipotesi di continuare o interrompere. La reticenza dovrebbe essere indicata al pubblico”. E’, del resto, lo stesso che insieme ad altri due giornalisti (Emilio Fede e Giuliano Ferrara) partecipava ai briefing con il suo editore (Silvio Berlusconi) per pianificarne la “discesa in campo” nei primi anni ’90. Un Judith Miller in versione maschile