Oops!

In uno dei passaggi della sua abiura internetica dei senatori Maurizio Buccarella e Andrea Cioffi che ieri hanno presentato un emendamento per l’abolizione del reato di clandestinità, Grillo si è così espresso:

“Se durante le elezioni politiche avessimo proposto l’abolizione del reato di clandestinità l’M5S avrebbe ottenuto percentuali da prefisso telefonico”.

Si tratta di un frame molto importante, quasi sicuramente di un “lapsus freudiano” del comico genovese, sfuggito alle maglie della rigida disciplina della comunicazione politica così come alla gran parte dei suoi simpatizzanti. Si, perché Grillo ha sostanzialmente detto ed ammesso di far politica con l’occhio agli umori (e al ventre) dell’elettorato; nulla di male, intendiamoci. Fa parte del sistema e delle sue dinamiche. Se non fosse, però, che il M5S è nato e si è sviluppato proponendosi come “turning point” rispetto alle piattaforme tradizionali, come una forza genuina fatta di gente genuina e disancorata da quelle vecchie logiche tornacontiste peculiarità, per l’appunto, della “vecchia” politica, quella delle “kaste”. Il leader genovese sa molto bene che quasi la metà dei sostenitori del Movimento ha dimora ideologica nel centro-destra, e non vuole perderli sconfessando l’astuta e produttiva linea strategica formulata sula trasversalità fin ora adottata.