Le Foibe, l’ Olocausto e il relativismo della memoria.

La schizofrenia etica come baricentro dell’analisi politica e storica.

Anni fa ebbi modo di confrontarmi con un profugo istriano (era originario di Capodistria), il quale, a proposito della tragedia delle Foibe e del conseguente esodo dei nostri connazionali, raccontava come il suo disappunto fosse indirizzato non già a quella porzione della sinistra negazionista che non ricordava e non voleva ricordare, quanto a quella destra che ricordava e voleva ricordare. Secondo l’uomo (un centrista conservatore), la destra offendeva il ricordo degli infoibati e dei profughi istriani, dalmati e giuliani, più di quanto non facessero i neotitini, facendo un uso del tutto strumentale dell’eccidio, adoperato come contrappeso morale alla barbarie nazifascista e brandito come vessillo politico e ideologico. La memoria, secondo l’anziano, veniva quindi svuotata di qualsiasi elemento morale , per diventare il punto d’entrata di un’iniziativa di tipo squisitamente tattico e strategico. Il portato fattuale e documentale avvalora, a parere di chi scrive, la tesi in questione, perché se da un lato le destre ricordano l’agonia degli italiani in quelle terre del nostro Est (già severamente provate dall’occupazione austriaca) scagliandosi contro i contenuti del negazionismo più improbabile perché più ideologico , dall’altro vi è la tendenza a minimizzare, se non proprio a giustificare, i molti orrori commessi in Italia da chi invece combatteva sotto le insegne del Nazismo e del Fascismo. Ecco che la rimozione, il “benaltrismo” ed il revisionismo, anche in questo caso astorico, occupano la scena , spazzando via quelle coordinate etiche apparentemente tanto salde nell’analisi e nella narrazione della tragedia istriana (la recente indignazione per il trattamento riservato alla salma di Erich Priebke , uccisore di centinaia di civili italiani inermi, si staglia quale esempio paradigmatico di questa schizofrenia critica). Già terreno di scontro diplomatico e politico (gli Usa imposero all’Italia democristiana il silenzio sulle Foibe per non urtare i rapporti con il “dissidente” Tito, all’epoca visto come un possibile grimaldello per scardinare il blocco socialista), il dramma dei nostri connazionali uccisi al confine jugoslavo si è trasformato anche in un terreno di confronto e di scontro ideologico, nel quale la doppia morale si posiziona, ancora una volta, come l’atomo primo della speculazione teorica e come chiave di lettura delle incongruenze dello storicismo partigiano. Di nuovo, in poli più antitetici dell’universo politico si dimostrano accomunati dalla propensione al fideismo ideologico irrazionale, sovrapposti e sovrapponibili nella loro insatbilità etica e critica come teroizzato dal sociologo e politologo Moisey Ostrogorsky.

“Io non scordo”. Dipende