La mannaia maschilista di Sabina Guzzanti sulle nuove ministre del Governo Renzi

Da una dichiarazione di Sabina Guzzanti sulle ministre del Governo Renzi: “Il nuovo Governo è mostruoso e le nuove ministre sono donne immagine. Sono giovani, come possono avere le competenze necessarie per essere ministri? Si scelgono giovani inesperte che poi fanno leggi a favore degli imprenditori senza neanche accorgersene”. Ancora: “Marianna Madia è un esempio di donna al potere per raccomandazione”. Conclude: “La questione femminile con il berlusconismo è diventata solo pornografia”

A bene vedere, da una sosta attenta e scrupolosa sulle sue esternazioni, la disamina di Guzzanti non contiene nessun lavoro di scavo ed approfondimento analitico; ci dice che le neo-ministre in forza all’esecutivo Renzi sarebbero “inesperte” ma non ne spiega il motivo (a parte l’elemento anagrafico). Liquida il nuovo Governo come “mostruoso” ma, ancora, manca qualsiasi acquisizione a corroborare la tesi. Infine, e questo è il dato più significativo, bolla la squadra “rosa” del premier come composta da “donne immagine”. Perché ? Anche stavolta, Guzzanti non lo spiega. Associando “ipso facto” la giovane età e l’avvenenza di una donna alla mancanza di capacità cognitiva, politica ed organizzativa, l’artista romana dimostra e palesa una mentalità degna del maschilismo più retrivo, lo stesso che fin dalle fasi embrionali della sua carriera ha detto di voler combattere. Un maschilismo pericoloso, prima di ogni altra cosa, perché annidato negli strati più profondi (ed incontrollabili) dell’inconscio.

I “profeti” dell’integrazione sono, dell’integrazione stessa, i primi ed i peggiori nemici. “Se sapessi con sicurezza che c’è un uomo che sta venendo a casa mia con il piano consapevole di farmi del bene, scapperei a rotta di collo”. P.S: la ricordo ancora, durante un confronto con Giuliano Ferrara, ripiegare sulle offese riguardanti il peso, definendolo “fetecchia” (tra i numerosi epiteti) , perché in difficoltà ed incapace di misurarsi sul piano del gioco leale.

Pier Carlo Padoan , il nuovo Kyenge sull’altare della “disinformatia” populista

Dopo il “siluramento “ dell’ormai ex Ministro Cécile Kyenge, la semplificazione populista doveva trovare un altro bersaglio da utilizzare come punto d’entrata, leva ed ariete per la manomissione della credibilità del nuovo esecutivo. L’occasione si è presentata con Pier Carlo Padoan, titolare del dicastero dell’Economia e delle Finanze del neonato Governo Renzi. Messo sul banco degli imputati per la crisi argentina dei primi anni del nuovo millennio (come nel caso greco, anche il crack argentino parte invece da molto lontano, in primo luogo dalle privatizzazioni selvagge dell’era menemiana, alle quali non seguì nessuna politica di reinvestimento degli utili, e dalla parificazione Peso-Dollaro) e accusato di voler tagliare i salari dei lavoratori italiani, quando in realtà ha soltanto riferito di abbassamento del cuneo fiscale (quindi delle tasse) e del costo del lavoro (inteso come imposte a carico dell’impresa).

Data la delicatezza del ruolo ricoperto da Padoan, specialmente in una fase difficile e complessa come quella attuale, attendiamoci una nuova, vigorosa, offensiva degli apparati della persuasione, ancora una volta impegnati nella sollecitazione dell’emotività più ventrale.