Perché Donald Trump ama gli ignoranti. Astuzia di una strategia.

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“Amo le persone ignoranti”; così il repubblicano Donald Trump, dopo la sua vittoria nei caucus del Nevada. La frase, ingenuamente catalogata come provocatoria, rientra invece nel quadro di una ben delineata strategia politica e comunicativa, tanto dirompente quanto sottile ed efficace.

Appropriandosi di uno degli stilemi classici delle destre populiste, il magnate cerca infatti di parlare all’ “uomo comune” (“everyman”) dell’ “uomo comune” con il linguaggio dell’ “uomo comune”. Trump si rivolge, nel caso di specie, alla “working class” (bianca) che, secondo la sua traiettoria concettuale, è “ignorante” perchè non ha tempo da perdere in vacui esercizi intellettuali, dovendo lavorare e produrre.

In questo modo, il candidato goppista rivolge un attacco anche alla sinistra, tradizionalmente bollata dalle destre populiste come lontana dal “Paese reale”.

La frase trumpiana sarà paragonabile alle cravatte allentate di Umberto Bossi o al “trash talking” grilliano e salviniano, tutti esempi di comunicazione concepita per suggerire alle masse vicinanza, pragmatismo e genuinità.

George W.Bush esce allo scoperto e commette subito un errore

bush berlusconi

L’ex Presidente degli Stati Uniti, George W. Bush, è sceso in campo per il fratello in South Carolina.

Questo, un estratto del discorso:

“Io so che le campagne elettorali sono stressanti e pesanti, ma è così che deve essere. Perchè essere presidenti è molto più duro che fare una campagna elettorale. E’ un periodo molto duro, e ci rendiamo conto che gli americani siano arrabbiati e frustrati. Ma non abbiamo bisogno di eleggere qualcuno allo Studio Ovale che sia lo specchio e che infiammi la nostra rabbia e la nostra frustrazione. Abbiamo bisogno di qualcuno che sia in grado di risolvere i problemi che causano la vostra rabbia e la vostra frustrazione. E questa persona è Jeb Bush”

Imperniato sulla frustrazione, sul pessimismo e sulla rabbia che affliggono il Paese, l’intervento, diretto contro il populismo trumpiano, ricorda molto da vicino la retorica utilizzata da Ronald Reagan nella sfida a Jimmy Carter del 1980. Tuttavia, l’origine di buona parte degli attuali problemi statunitensi proprio nell’ottennato di Bush jr, lo rende poco credibile e potenzialmente dannoso per la causa del governatore della Florida.