La rete costituisce senza dubbio un “medium” di imprescindibile importanza per l’interazione democratica e la diffusione delle idee, tuttavia la mancanza di meccanismi di filtraggio ha come conseguenza pericolose derive come la manomissione della verità e del portato documentale. Ecco allora che fenomeni potenzialmente utili ed efficaci come il “citizen journalism” o figure come i “presumers” si trasformano in strumenti al servizio della cattiva informazione, ecco il proliferare di quelle che, con una piccola licenza alla ponderazione dialettica, vengono definite “bufale”. Ma esistono bufale anche anteriori alla rete, bufale secolari, in alcuni casi, tanto efficaci da attecchire nella cultura di una comunità, impregnandone i meccanismi cognitivi ed analitici. E’ il caso di due celebri frasi, una attribuita al Cancelliere di Stato dell’Impero Austriaco Klemens von Metternich (“L’Italia è un’espressione geografica”) e l’ altra a Massimo Taparelli marchese d’Azeglio (“Fatta l’Italia dobbiamo fare gli Italiani”). Bufale smentite, frasi che i due statisti non pronunciarono mai, né avrebbero potuto pronunciare, dal momento in cui si tratta di truculente semplificazioni di concetti e contesti oltremodo complessi e delicati. La falsificazione ha tuttavia avuto il sopravvento, condizionando la percezione del nostro Paese inteso quale comunità unitaria, alimentando l’offensiva della disgregazione, interna come esterna, sabotando la disamina anche dei più equipaggiati dal punto di vista culturale e intellettivo.
Archivi tag: Bufale
Le mille insidie del “fate girare”. Ma non solo.
La pericolosità sociale del “bufalismo” internetico non risiede soltanto nella sua capacità e potenzialità diffusiva ma anche nel credito di cui le varie “fonti” ed i vari canali sono ammantati ed ammantabili. Un esempio: può, l’ignorante in campo medico, aprire un sito di informazione alimentare e riempirlo con una collezione di assurdità ed infondatezze cliniche e scientifiche d’ogni genere e tipologia. Nessuno glielo vieta. Un titolo malizioso ed ostentante professionalità (buonasalute. net, ad esempio) potrà facilmente confondere il lettore, suggerendogli un’idea di competenza e capacità nel settore che i responsabili della sciagurata piattaforma sono però lungi dal detenere.
“Fact checking” (verifica dei fatti), “Gatekeeping” (selezione dei fatti/notizie), “Discovery” (ricerca degli elementi per la costruzione dell’articolo) e le celebri “5W”, sono e rimangono il baluardo più valido contro la capziosità del propagandista. E dell’ignorante.