
Alternando nel nodo groenlandese minacce di intervento armato, blandizie ed attività diplomatica, Donald Trump riprende (da buon paleo-repubblicano dell’ultima ora), la cosiddetta “politica del grosso bastone” (Big Stick Ideology).
Derivata dalla “diplomazia delle cannoniere” ed inaugurata da Teddy Roosevelt agli inizi del ‘900, era una strategia che consisteva nel sottintendere una minaccia di guerra qualora la controparte non avesse optato per un accordo, ovviamente vantaggioso per Washington.
A coloro che legittimano questo revival ottocentesco, sostenendo che la Groenlandia sarebbe una colonia danese e gli Inuit soggiogati da Copenaghen, andrebbe ricordato come, seguendo tale traiettoria logica, gli USA dovrebbero cessare di esistere in quanto Stato* e il grande capo della tribù dei Nacotchtank avrebbe il diritto di sfrattare “The Donald” dalla Casa Bianca. Le scorse elezioni politiche nell’isola sono state inoltre vinte dai Demokraatit, centristi-moderati tiepidi sul tema relativo all’indipendenza.
*stessa cosa un’Australia, una Nuova Zelanda o la stessa Russia, mentre molti altri stati e popoli odierni dovrebbero ridefinire i loro confini