Allarme nucleare? Cosa ha detto veramente Dmitrij Peskov

Interpellato a riguardo dalla CNN, il portavoce del Kremlino Dmitrij Peskov ha detto che la Russia potrebbe far ricorso al nucleare solo se la sua esistenza fosse minacciata in maniera diretta. Una posizione razionale ed ovvia (la dottrina nucleare statunitense è ad esempio più disinvolta), tuttavia strumentalizzata dai media occidentali che hanno voluto presentarla come un avvertimento o peggio come l’inizio di un’escalation, dell’apocalisse termonucleare (Peskov sembra invece ridimensionare certi azzardi di Putin).

Certe manipolazioni (“mal-informazione”*) non sono riconducibili solo ad esigenze di “marketing” (fare “cassetta”) di questa o quella testata, di questo o quel vettore, ma anche ad una strategia comunicativa e propagandistica precisa dell’Occidente e dei sui canali di appoggio per screditare Mosca e/o tenere alta la soglia dell’attenzione/ tensione.

*la distorsione, la manipolazione e la strumentalizzazione dei fatti, anche reali, ad opera delle istituzioni

Cosa c’è dietro l’atomica di Kim

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Consapevole di non poter nemmeno lontanamente ipotizzare un uso pratico del suo arsenale nucleare (pena la fine del Paese e del regime) la Corea del Nord gurda alle sue armi non convenzionali come ad uno strumento di pressione per ottenere aiuti e concessioni di tipo economico e diplomatico da Seul e dai suoi alleati occidentali.

Meno malleabile dei suoi due predecessori (che, ricordiamo, accolsero la Sunshine Policy sudcoreana), Kim Jong Un sembra tuttavia cercare un gioco a “somma zero”, nel quale Pyongyang è l’unico Attore ad incassare risultati e vantaggi, pena un aumento delle tensioni nella zona.

Una soluzione di tipo romeno, con un accordo segreto e trasversale tra Washington e Pechino per far implodere la tirannia Juche, sarebbe oggi l’unica “exit strategy” percorribile, ma una unificazione coreana significherebbe per il Dragone la nascita di un pericoloso “competitor” nell’area e la presenza statunitense a ridosso dei suoi confini. Benché Kim costituisca una mina vagante anche per Pechino, un simile scenario è dunque inaccettabile ed irricevibile per la dirigenza cinese.