Appunti di spin doctoring Perché ti voto, perché non ti voto III – Il ruolo delle scienze

( Di CatReporter79)

Nella scelta politica ed elettorale, il messaggio “emotivo” e “negativo” (capace di suscitare sentimenti quali rabbia, paura o disprezzo) avrebbe, secondo le neuroscienze, maggiori possibilità di attivare i circuiti neurali da cui dipende il comportamento di voto rispetto al messaggio “razionale” e “positivo”.

Più nel dettaglio, il Prof. Ted Brader fa notare come un messaggio “positivo” tenda a incoraggiare e galvanizzare i propri elettori senza tuttavia riuscire a coinvolgere gli altri, mentre un messaggio in grado di evocare ansie e paure aumenterà le possibilità di un candidato/partito/schieramento di convincere gli indecisi e , addirittura, di conquistare segmenti dell’elettorato dell’avversario. Ancora, il messaggio “emotivo” e “negativo” può far aumentare la partecipazione al voto e, sorprendentemente, rivela una capacità di penetrazione più alta nelle menti evolute.

In ultima analisi e come dimostrato dai successi di personaggi come Ronald Reagan, Barack Obama o Silvio Berlusconi in Italia, la campagna vincente sarà quella impostata con equilibrio su speranza e paura, messaggio “negativo” e “positivo”, emotività e cognizione, massimizzando i nostri punti di forza e le debolezze dell’avversario e minimizzando le nostre debolezze e i punti di forza dei rivali.

La storiografia dei dilettanti

Non a tutti è consentito prescrivere ricette

Non a tutti è consentito vendere medicinali

Non a tutti è consentito eseguire un intervento chirurgico

Non a tutti è consentito presentare progetti per la costruzione di un edificio

Non a tutti è consentito assistere un cittadino in tribunale

Non a tutti è consentito condannare un cittadino in tribunale

Non a tutti è consentito insegnare chimica

Non a tutti dovrebbe essere consentita la pubblicazione di testi storiografici.

Purtroppo, la banalizzazione della materia (che ricordo essere una scienza) ed il suo confinamento nell’alveo della standardizzazione, sono il prodotto di un equivoco culturale e concettuale che vede nella storiografia una parente stretta, se non una propaggine, dell’arte e della politica quando non addirittura uno svago hobbistico, accessibile, pertanto, all’intervento di chiunque. Rigide e definite sono invece le traiettorie entro le quali deve snodarsi e prodursi il lavoro di scavo, analisi, raccolta ed elaborazione del percorso umano, difatti rigorosamente e puntualmente sfrondato, quando appartiene ad un “professionista”, di quel corredo di attribuzioni mitologiche peculiari, al contrario, dell’ indagine dilettantistica. Ma c’è di più: il portato storico è il perno e l’architrave di una comunità, di conseguenza una sua interpretazione approssimativa, fallace e capziosa può generare metastasi letali per la vita della comunità stessa, gettando sul sentiero della convivenza fraintendimenti, rancori, pregiudizi e pericolosi revanscismi. Rammento furono proprio una storiografia ed una pubblicistica ideologicamente capziose a gettare i semi del primo e del secondo conflitto mondiale