Rula Jebreal, Giorgia Meloni e l’eterno ritorno del nemico immaginario

Mostrandosi refrattaria a qualsiasi autocritica, Rula Jebreal indossa i panni della resistente e della martire minacciata e intimidita (la legge, ricordiamolo, dà a Giorgia Meloni tutto il diritto di querelarla). Il bisogno del nemico, di nuovo (la leader di FdI sarebbe addirittura una autocrate), come feticcio narcisistico e come (debole) sostitutivo di un argomentare concreto e proficuo. Una certa sinistra è già partita malissimo.

Se le atomiche più potenti sono quelle che non esplodono: il caso coreano

Subito dopo lo scoppio delle ostilità in Corea, Harry Truman diede luce verde all’invio di bombe atomiche e bombardieri strategici nella base filippina di Guam, facendo deliberatamente trapelare la notizia. Successivamente dichiarò nel corso di una conferenza stampa che l’uso delle bombe era “oggetto di attento esame”, e nel 1951 mandò altri B-29 e autorizzò il comandante della base a reagire con la massima arma in caso di attacco sovietico (questo in reazione ad un ammassamento delle truppe di Mosca al confine coreano).

Pochi giorni dopo silurò tuttavia il grande Douglas Mac Arthur, reo di aver invocato l’impiego di 30 atomiche sulla Cina qualora Pechino fosse entrata direttamente nel conflitto, mentre nel 1950 aveva costretto alle dimissioni il comandante dell’Accademia aeronautica che aveva ventilato l’ipotesi di un “first strike” preventivo contro l’URSS (la cosa non era in relazione alla guerra di Corea).

La dimostrazione muscolare di Washington serviva, lo abbiamo visto, come deterrente, ma non era sostenuta da una reale e concreta volontà di avvicinarsi alla “linea rossa”. Un “gioco di prestigio”, un esempio di PsyOps (operazioni di pressione psicologica), come ne stiamo vedendo da febbraio in Ucraina, da entrambe le parti.

Il non-caso Cristoforetti: attenzione a non farla diventare antipatica (suo malgrado)

Gli insulti e gli attacchi personali a Samantha Cristoforetti sono pochissimi. Next Quotidiano ne ha contati una decina, in un oceano di lodi e complimenti. E’ quindi insensato farne un caso nazionale, a meno che non si stia tentando una strumentalizzazione.

E’ tuttavia opportuno ricordare che la Cristoforetti non è una divinità, e può anche non piacere. Non è esente da critiche perché donna (altrimenti la stessa cosa dovrebbe valere per Giorgia Meloni), tantomeno per la sua posizione sociale e i suoi successi (altrimenti sarebbe classismo, e del peggiore).

Nota: ovviamente si allude a critiche razionali

La nuova retorica putiniana e il nuovo ordine russo: un progetto irrealizzabile

Gli attacchi continui e costanti di Vladimir Putin all’Occidente, al suo presente ed alla sua storia, non sono diretti soltanto al pubblico interno (“propaganda interna”) ma anche a quello esterno (“propaganda esterna”); più nel dettaglio, il capo del Kremlino sta cercando di accreditare il proprio Paese come un modello alternativo, e di esso guida.

Un progetto destinato tuttavia a fallire, per le enormi fragilità del gigante euro-asiatico ma anche, e forse soprattutto, per altre ragioni.

Non solo quello odierno è infatti un mondo post-ideologico ma la Federazione Russa non è l’Unione Sovietica, non è più una potenza ideologica e rivoluzionaria, con tutto il suo carico di fascinazioni ed opportunità. Si tratta, invece, di un Paese come un altro, un soggetto neo-zarista che perciò assai difficilmente potrebbe rappresentare un punto di riferimento per il “Sud” del mondo e per quei paesi che una volta avremmo definito “non allineati”.

Non va inoltre dimenticato come molte società non-occidentali stiano ormai andando incontro ad una grande evoluzione sotto il profilo sociale e culturale, incompatibile con la visione conservatrice propugnata dal leader russo (comunque non scevra di spunti razionali).