Dagli all’asintomatico?


Qualche giorno fa, un noto biologo italiano ha parlato degli asintomatici, sostenendo che anche loro sarebbero “malati” e rischierebbero gravi conseguenze. Dichiarazioni di un certo interesse, non tanto dal punto di vista scientifico (erano supportate da elementi e dati insufficienti e fumosi, ospitate da una testata generalista e il soggetto in questione non è né un virologo né un medico), ma comunicativo.

Oggi che gli asintomatici e i positivi “lievi“ sono la maggioranza di chi contrae il Covid, almeno in Italia, il rischio è infatti che il cittadino-medio tenda a “sottovalutare” la malattia, abbassando la guardia. Un “calo di tensione” che potrebbe danneggiare il prossimo (le persone realmente esposte a scenari severi) ma anche chi, a vario titolo e sono moltissimi, sta traendo vantaggio e beneficio da questa situazione di emergenza.

Sicuramente il biologo di cui sopra era in buona fede (nonostante qualche richiamo di troppo ai “negazionisti”, categoria che per alcuni ingloba chiunque manifesti anche solo un dubbio rispetto ad una certa linea), tuttavia non è da escludere che in un futuro molto prossimo gli asintomatici possano subire un’ “offensiva” mediatica (è capitato ad altre categorie) che li presenti come pericolosi, danneggiati e dannosi, anche oltre l’evidenza, la realtà e il buonsenso.

I danni invisibili del web (prima e durante il Covid)

Secondo il rapporto “Infosfera” sugli italiani e internet realizzato dall’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli, il 95% del campione usa quotidianamente internet, il 70% lo fa per più di tre ore al giorno e il 32% per più di cinque ore, mentre la metà assoluta di questo tempo è dedicata ai social.

Ancora, l’82% degli italiani non saprebbe riconoscere una fake news.

Ma c’è di più, e questo e l’aspetto veramente allarmante emerso dall’indagine. L’esposizione al web provoca infatti ansia (8,68%), insonnia (16,84%), confusione e frustrazione (6,38%), mal di stomaco e mal di testa (8,36%), dimenticanze (9,93%).

Secondo il Prof. Eugenio Iorio, tra i promotori e responsabili di “Infosfera”, “è innegabile che si tratti di dati inquietanti, perché in un’INFOSFERA così configurata, i cittadini/utenti, sprovvisti dei più elementari strumenti di analisi e di critica della realtà e privi di qualsiasi strumento di difesa, tendono ad avere una visione distorta della realtà, una visione sempre più prossima a quella desiderata dai manipolatori delle loro capacità cognitive”

Lo studio risale all’estate del 2018, oltre due anni fa. Non è pertanto difficile immaginare come la pessima informazione sul Covid (catastrofista, allarmista, scorretta, sciatta e approssimativa) abbia esasperato ed aggravato gli aspetti negativi legati all’interazione con il web, anche a causa della scarsa capacità analitica dell’utente-medio.

Danni sui danni già provocati, e in misura enorme, dai media tradizionali, televisione su tutti.