L’arroccamento di una parte non marginale della sinistra, non solo italiana, alle misure restrittive ed alla cultura dell’emergenza (più che allo stato d’emergenza stesso o alla narrazione dell’emergenza) può forse trovare una risposta ed una chiave di lettura nei residui di quell’eredità socialista cui è debitrice, insieme al M5S, per ragioni storiche, politiche e ideologiche.
Al di là dei fattori legati alla stretta contingenza, come l’essere al governo (quindi il dover approntare metodologie di contenimento e il doverne difendere la bontà) e l’indubbio guadagno derivato da una compressione “de facto” delle libertà individuali e politiche, una cultura più sensibile al collettivo rispetto a quella delle più individualiste destre borghesi, l’assegnazione di un primato al pubblico ed allo Stato dirigista e regolatore, l’ambizione (in questo caso espressa da molti esponenti ed elettori di centro-sinistra e grillini) di usare l’emergenza Covid per ridimensionare il capitalismo e/o avviare la cosiddetta “decrescita felice” (concetto presente anche nelle destre di eredità ruralista) ed una ancor fragile mentalità liberale, agiscono in maniera sinergica, confezionando il feticcio laico della sicurezza sanitaria “senza se e senza ma”.
L’interrogativo più incalzante oggi su banco è se e per quanto, qualora i numeri dovessero confermarsi bassi in autunno e nel 2021, un simile approccio potrà essere sostenuto e risultare accettabile e cedibile, senza compromettere le fortune politiche dei suoi patrocinatori.
Alcune dichiarazioni di Andrea Bocelli sono senza dubbio discutibili, anche alla luce dell’enorme responsabilità che una posizione come la sua conferisce. Questo, al netto di ogni riflessione sulla necessità di invitare un cantante lirico ad un incontro a tema medico-scientifico.
Tra le tecniche della propaganda, più precisamente della propaganda “agitativa”, ne esiste una che è tanto diffusa quanto poco conosciuta (almeno per l’assenza di un “frame” ad hoc) ribattezzata da alcuni studiosi “fare terra bruciata”.
Si può notare come una parte del movimento d’opinione più “prudente” rispetto all’emergenza Covid tenda ad attribuire credibilità alla formazione ed alla competenza in modo incostante, a seconda del momento e della posizione espressa dal soggetto.
Tempo fa avevamo paragonato la condizione attuale degli scienziati (virologi, epidemiologi, immunologi, pneumologi, ecc) a quella dei magistrati degli anni ’90; entrambe le categorie impegnate direttamente e come nessun’altra in una fase di emergenza e per questo idealizzate dalla gente “comune” sull’onda dell’emotività, con riflessi significativi e destabilizzanti sul loro Ego. Un paragone
Nello scontro che sta avvenendo in questi giorni in Europa, l’economia e lo stesso Recovery Fund sono solo alcuni aspetti, e forse secondari, di una questione molto più vasta e complessa.
Uno dei maggiori esperti di comunicazione politica italiani suggerisce agli aspiranti spin doctor di usare i mezzi pubblici, in modo da conoscere e capire il paese “reale” al di là delle distorsioni mediatiche. Un consiglio che può sembrare ingenuo, dato il carattere soggettivo dell’esperienza personale, ma che ha una sua validità.
Capita spesso, a chi manifesti una linea critica verso una certa narrazione ansiogena, se non proprio alterata, del Covid, e verso le misure prese dal governo, di sentirsi accusare di negazionismo, egoismo, leghismo (non è un’offesa “ipso facto”), populismo, trumpismo (!) e persino di anti-patriottismo (quest’ultimo è un aspetto oltremodo inquietante, essendo un cliché usato dai regimi illiberali).
A lasciare perplessi, nella decisione di prorogare lo stato di emergenza, sono in prima analisi le motivazioni addotte dal presidente del Consiglio. Con il virus ormai in ritirata dal nostro Paese, come aveva annunciato qualche tecnico snobbato forse con troppa superficialità, si vuole cioè mantenere un dispositivo (ormai messo da parte in quasi tutta Europa) che consente di limitare le libertà personali senza renderne conto altri poteri dello Stato e solo
Dopo aver per anni contestato, e qualche volta sabotato, leader e governi progressisti considerati non abbastanza “ortodossi”, una parte della cosiddetta “sinistra-sinistra” sembra oggi acriticamente appiattita sul Conte bis. Un governo che ha l’appoggio dei renziani (benché su questo punto si tenda a sorvolare), guidato da un uomo che non proviene dalla sinistra, che non proviene dal mondo della politica e che, sopr