Il provincialismo dell’esterofilia. Breve analisi di un equivoco.
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Sotto un link dedicato alla memoria ed all’opera di Alcide De Gasperi ho letto, da parte di un giornalista (stiamo quindi parlando di una categoria intellettuale), affermazioni tese a negare l’italianità e la vocazione irredentista del Trentino (falso), l’appartenenza dell’Alto Adige alla storia ed alla cultura austriache (falso) e il postulato secondo cui a voler l’annessione all’ Italia fosse stata solo e soltanto “una sparuta minoranza di intellettuali. Che si erano fatti un’idea dell’Italia del tutto sbagliata. Pensavano chissà che e invece” (parzialmente vero. Il Nostro, però, ignorava che a quel tempo i livelli, bassissimi, di scolarizzazione e di diffusione mediatica facevano sì che soltanto le ristrette cerchie di élites intellettuali potessero avere una cognizione sufficientemente fondata in merito a ciò che le circondava). Ma si spingeva oltre, arrivando addirittura ad asserire che De Gasperi avrebbe imparato il significato di “democrazia” e onestà sotto Francesco Giuseppe!!!! Il che è tutto dire…… “. Accediamo così ad un livello superiore dell’indagine speculativa, in cui è l’elemento biologico a porsi come discriminante (gli italiani non sarebbero in grado di sviluppare ed elaborare una coscienza democratica, a differenza degli Austriaci). Ecco che la ricerca dell’affrancamento dal pregiudizio si fa essa stessa pregiudizio. Per un attimo sono stato pervaso dalla tentazione di replicare, illustrandogli la storia, antica, medievale, moderna e contemporanea, del Trentino come dell’Alto Adige, ma ho desistito; il suo Ego ne sarebbe stato ferito e si sarebbe chiuso a riccio, ripiegando sulla difensiva. Tempo perso.
Non era sua intenzione offendere e sminuire la comunità di cui fa parte; semplicemente voleva, in quanto condizionato dalle eredità culturali precedentemente illustrate ed analizzate, porsi e sentirsi come uomo libero dagli schemi convenzionalmente accettati, intellettualmente evoluto ed equipaggiato, e per farlo ha scelto come cuneo e punto d’entrata un elemento a fortissima carica identitaria e sciovinista.
Stessa cosa si può dire di una certa porzione dell’ opera revisionistica antirisorgimentale ( in questo caso non di ispirazione neoborbonica) o dei contributi storiografici, giornalistici e cinematografici sull’esercito italiano, dipinto secondo i contorni della macchietta in un esercizio che non ha soltanto dell’iniquo da un punto di vista morale ma che disvela un inaccettabile primitivismo di analisi ed elaborazione del portato documentale (la “Grande Guerra” del socialista Monicelli ne è un esempio paradigmatico ed efficace).