Appunti di storia: Titanic

102 anni fa, il mondo assisteva al naufragio del RMS Titanic. L’uomo pagava la sua tracotanza (Hybris) con la vendetta (Némesis) della natura e degli elementi. Qualche divulgatore ha voluto collocare la fine della Belle Époque in quella notte di aprile, ma si tratta soltanto di un’affascinante suggestione.L’aristocrazia britannica subì e subisce tuttora un linciaggio mediatico (i nobiluomini furono accusati di aver sacrificato le vite dei passeggeri di Terza Classe per mettere in salvo le proprie) che, tuttavia, non ha nessuna ragion d’essere alla luce dei contributi documentali. Benché avesse subito il maggior numero di perdite (536), la Terza Classe registrò infatti anche il maggior numero di supersiti rispetto alla Prima ed alla Seconda (710).Al contrario, furono moltissimi i membri dell’aristocrazia che si sacrificarono per lasciare i loro posti a donne (all’epoca considerate ancora “sesso debole”) e bambini. Per la morale di allora, infatti, salvarsi equivaleva ad un atto di codardia (i superstiti giapponesi furono per questo accolti come vigliacchi, al loro ritorno in patria).

Naufragi dell’intelletto

concordia

Quella svolta all’Isola del Giglio è la più grande operazione di recupero navale di tutti i tempi (la Costa Concordia è più grande e più pesante del Titanic). Si tratta, pertanto, non solo di un evento di straordinaria importanza storica ma anche di un fiore all’occhiello per l’ingegneristica italiana, che adombra così l’onta per la viltà schettiniana. Farebbero bene a ricordarlo, i virgulti del qualunquismo più sciatto e prevedibile.

Di che cosa dovrebbero occuparsi, i media? Di qualche nuova emergenza sociale costruita ad arte per vendere più copie o fare più ascolto? Su, su.