Renzi il frainteso

Quel fideismo “evergreen” ma mai “cool”

Scienziato, storico, attivista e giurista, il russo Moisei Ostrogorski è tuttavia passato alla storia per la sua produzione come sociologo e politologo, divenendo, insieme a figure come Max Weber, uno dei padri della moderna Sociologia Politica. Estremamente rivoluzionarie per l’epoca e figlie del complesso assetto congiunturale innescato dell’ultima fase zarista, le teorie di Ostrogorski vedevano nelle masse una sentinella di importanza apicale ed imprescindibile per la tutela della democrazia; per questo, secondo Ostrogorski, era fondamentale che il popolo venisse istruito il più possibile, per tutelarsi dalla classe dirigente e per aumentarne, di conseguenza, la qualità ed il valore. Ma non solo: il sociologo russo individuava una corrispondenza tra l’immobilismo monolitico e dogmatico dei partiti, che assimilava a quello delle religioni, e tra il legame fideistico che si fonda tra credente e religione e quello esistente tra partito ed elettore.

Quest’ultimo tassello dell’indagine ostrogorskiana è utile ai fini della comprensione di quanto avvenuto ieri, dopo la gaffe del primo cittadino di Firenze. I suoi “followers” si sono infatti prodotti e profusi in improbabili quanto cervellotiche indagini, geografie, monitorizzazioni e mappature, al millimetro e al dettaglio, della frase pronunciata dal loro leader di riferimento sull’ex viceministro Fassina, analizzandola e sezionandola in base alle traiettorie della semantica, della semiotica, della sociosemiotica e della fonetica. Una vera e propria battaglia all’ultimo fendente, una novella Isso a colpi di accuse di complotti, interpretazioni e speculazioni teoriche sull’intonazione della voce nel momento “incriminato”, sull’uso del tal pronome e sul suo arché intenzionale; tutto, allo scopo di destrutturare le posizioni degli avversari del momento, che sostenevano la tesi, fondata (almeno agli occhi di chiunque possa contare su una sufficiente padronanza degli strumenti della comunicazione) della gaffe (è mancato all’appello soltanto il “masscult” del “è stato frainteso”). Uno scivolone piccolo e di scarso cabotaggio concettuale, seppur evitabile, nato dallo slancio giovanilistico di un uomo consapevolmente in crescita di consensi e successi, ma amplificato dalla strenua operazione di “maquillage” messa in atto dai “supporters” renziani, dimostratisi incapsulati in quell’equivoco concettuale segnalatoci da Ostrogorski ormai un secolo fa, al pari di quei pentastellati o forzisti tanto e troppo spesso canzonati e sottoposti alla pubblica ordalia per la medesima pulsione ultrastico-partigiana.

La Turchia e le piazze italiane: il qualunquismo al potere

Leggo ancora adesso sortite demagogiche e qualunquistiche che contrappongono, esaltandola, la protesta turca ad una supposta inerzia da parte delle folle italiane, ovviamente messa (e messe) alla berlina. Come già sottolineato, un atteggiamento di tal genere rivela e palesa l’ assenza, più totale e sconfortante, di dimestichezza con gli strumenti base della storiografia, della sociologia e delle scienze politiche; la Turchia, intesa ed analizzata come approdo istituzionale e politico della parabola storica ottomana, reca un passato millenario di teocentrismo islamico di stampo imperialista, e dopo una parentesi di parziale secolarizzazione ed occidentalizzazione ( la vulgata del paradiso laico post-kemaliano abbisogna di un’opera di scavo e di un “labor limae” estremamente rigorosi) rischia di piombare , nuovamente, nell’oscurantismo confessionale ad opera di un tiranno reazionario e illiberale, Recep Tayyip Erdoğan. Si potrebbe accettare una simile convergenza solo se il Vaticano decidesse di muovere le armate per impossessarsi di quelli che furono i suoi antichi domini territoriali, ma così non è e così mai sarà.

I sondaggi sparlanti.Stay alert

Secondo i sociologi Jowett e O’Donnell, per propaganda si intende “il tentativo deliberato e sistematico di plasmare percezioni, manipolare cognizioni e dirigere il comportamento al fine di ottenere una risposta che favorisca gli intenti del propagandista”. Il sondaggio (parliamo di sondaggi manipolati) è senza dubbio un’arma fondamentale nell’arsenale di qualsiasi politico od “opinon maker”. Si tratta di un tipo di propaganda “verticale”, ovvero diretta e gestita dall’alto, quasi sempre “grigia” (parzialmente falsa) o “nera” (totalmente falsa) mirante, appunto, a “plasmare percezioni, manipolare cognizioni e dirigere il comportamento” allo scopo di avvantaggiare questa o quella posizione. Il sondaggio manipolato crea la falsa percezione di un vasto consenso attorno ad un determinato soggetto o ad una determinata causa, giocando su quella che Newcombe definisce “pluralistic ignorance”, “ignoranza pluralistica”; il soggetto crede di essere l’unico a non condividere un certo orientamento (quello sostenuto dal propagandista) e per paura di risultare impopolare o di essere in errore, tace o si uniforma. Per la sociologa tedesca Elisabeth Noelle Neumann, infatti, “l’opinione pubblica dominante costringe alla conformità di atteggiamento e comportamento nella misura in cui minaccia di isolamento l’individuo che dissente”. Negli ultimi giorni, stanno girando in rete e per le piazze “sondaggi” che vorrebbero in crescendo ed in maggioranza partiti e formazioni in realtà in netto calo; in questo modo, i loro leader cercano di contenere il danno, rilanciando con la manipolazione. Ovviamente, tali sondaggi verrebbero “nascosti” dai media eterodiretti dagli avversari. Si apre così un altro ventaglio di opzioni in dotazione alla propaganda (propaganda di tipo “agitativo”): le frasi allusive e la ricerca del nemico. Stay alert.