“Pentiti!” Il Natale, il Covid e lo scivolone di Bergoglio

“In questo tempo difficile anziché lamentarci di quello che la pandemia ci impedisce di fare, facciamo qualcosa per chi ha di meno”, così il Papa, nel corso dell’ultimo Angelus.

Bergoglio si è sempre dimostrato un abilissimo comunicatore, ma in questo frangente è forse scivolato sulla proverbiale “buccia di banana”. Puntando il dito contro i cittadini comuni, facendo finta di non vedere le loro immani e drammatiche sofferenze, ha scelto infatti di accodarsi alla narrazione colpevolistica diffusa in Italia dall’attuale establishment politico e dai suoi canali propagandistici. Un moralismo che denota scarsa empatia e scarsa intelligenza e che stona ancora di più se si considera che arriva da un privilegiato, rappresentante di una casta tra le più privilegiate.

Un errore anche “strategico”, quindi, capace di esporre lui e la Chiesa alla reazione di quel popolo che ogni giorno vive sulla propria pelle i problemi causati dalle restrizioni.

Per un attimo, il pontefice argentino ha dato l’impressione di essersi trasformato in certi prelati francesi del secolo XVIII.

I sermoni di don Andrea

“Natale sulla neve è un problema di carattere sociale e morale, perché io, onestamente, non penserei di andare a sciare sapendo che ci sono ancora centinaia di morti al giorno”; così Andrea Crisanti, tre giorni fa su Rainews24.

Qualche settimana prima, lo stesso Crisanti aveva definito “moralmente inaccettabile” riaprire a Natale, alla luce dei 500 morti quotidiani attribuiti al Covid (ogni giorno e da sempre muoiono milioni di persone in tutto il mondo, al di là del virus).

Dopo aver indossato i panni del virologo, dell’epidemiologo e del farmacologo, l’entomologo capitolino sembra voler emulare il premier indossando anche quelli del filosofo, del teologo e del padre spirituale per dirci ciò che probo e ciò che è improbo, ciò che è morale e ciò che è immorale.

All’apparenza solo una boutade, la cosa è in realtà emblematica del fenomeno degli “scienziati mediatici” tipico di questa fase storica almeno in Italia. Persone spesso catapultate sotto i riflettori all’improvviso, esposte ad una visibilità che forse non hanno saputo gestire lasciandosi prendere la mano dall’Ego (nella più indulgente delle ipotesi). Tutto questo, è bene ricordare, non solo a svantaggio loro e della loro immagine (sul medio-lungo periodo), ma soprattutto a svantaggio del pubblico, del cittadino comune.