A F.V. di anni 16

Non è vero che non ti dimenticheranno mai.

Sarai dimenticato, e forse presto, da molti dei tuoi amici o da chi ritenevi tale. E’ l’età, e così è la vita.

Ma c’è e ci sarà sempre un gruppo di persone che non potranno scordarti mai e che parleranno di te, celebrando la tua memoria, prima con la voce e poi, dopo tanti anni, soltanto con il silenzio.

Ti ricorderanno, sempre, con la ritualità di un gesto ripetuto o con un intreccio di sguardi da ex adolescenti.

Da zero a dieci

“Vado a vedere dove finiscono i ragazzi di 16 anni che saltano in aria per una bomba. Se lo trovo gli parlerò un po’ di com’è andata in questi ultimi 20 anni, e deciderà lui se si è perso qualcosa o no. Salutami gli altri e non portarmi mai dei fiori. Casomai venite con una birra a raccontarmi le ultime stronzate che avete fatto. Buona vita socio”

AQ

Quando la nostalgia si fa particolarmente indiscreta, monto sulla mia macchina spazio-temporale preferita, Google Earth, e faccio un viaggio di 600 chilometri più a sud, nello spazio geografico, e di quasi 30 anni più indietro, in quello cronologico. Percorro idealmente certi vicoli, torno in certi bar, premo il viso contro la vetrina di questa o quella confetteria e, soprattutto, torno nella mia vecchia casa, che non ho più. La tecnologia non mi permette di varcare la soglia, e allora aggiungo un po’ di fantasia emotiva a quella evanescente e stilizzata del mezzo tecnologico, ed entro. Mi sdraio sul letto e chiudo gli occhi, mettendo in moto la manovella dell’immaginazione, ancora, e del ricordo. Accade, però, che ad un tratto qualcosa interrompa le risate degli amici, la musica dell’orchestra sul palco in piazza e il vociare dalle bancarelle colorate; è LUI, perché anche LUI fa parte di me e di noi. Arriva, con il suo urlo innaturale perché così assurdamente naturale, e sporca, macchia, inquina e sabota il mio mondo, il mio sentiero di rose.

Si, perché, quel giorno, quella casa e quella terra/mamma avrebbero potuto farmi del male, se non fosse stato per la pigrizia di un viaggio evitato all’ultimo secondo.

Si, perché in quelle stanze non c’è solo il ricordo di una festa e delle feste, ma anche quello di bicchieri che cadono, di stoviglie che sbattono e di mattoni che ululano promettendoti di schiaffeggiarti con l’inferno.

Si, perché poco più distante c’erano le telecamere del mondo, di un mondo estraneo, puntate con invadenza su quella fila di involucri di legno, di legno scuro e di legno bianco.

Chi lo avrebbe detto? Chi avrebbe mai potuto soltanto pensarlo? L’orrore che rovista nel tuo bozzolo segreto ed irraggiungibile. O almeno è quello che pensavi.

Ognuno la vive e lo vive a suo modo; non esistono codici, schemi o sentieri preordinati. Sia rispettato il silenzio, comunque, anche quando si fa parola o lettera scritta.

Secinaro_Monumento_ai_caduti

L’Abruzzo aquilano rappresenta, insieme al Trentino ed al Friuli, l’unico forziere della memoria della Grande Guerra. I motivi sono, essenzialmente, due: il considerevole tributo di sangue pagato dalla regione nel conflitto (circa 30 mila morti) ed il massiccio numero di alpini inviati al fronte. In ogni borgo, paese e frazione, è possibile ancora oggi notare le scritte fatte sui muri delle case dai militari in partenza , i cenotafi e le targhe sulle dimore dei caduti, strade e piazze intitolate a Diaz, Cadorna, al IV Novembre, a Trieste, Trento e Gorizia (le città “irredente”) e monumenti come quello in foto, dedicati alla “Vittoria Alata” e recanti i nomi dei martiri del luogo. Ai quattro angoli di queste strutture, inoltre, sono spesso collocate delle ogive di cannone. Ogni IV Novembre, giornata che ricorda il trionfo su Vienna, le bande intonano la canzone del Piave e l’Inno nazionale, in un perpetuarsi di simbolismi e ritualità che costituiscono e delineano una stringa di connessione con un passato importante, pur nella sua efferatezza, ed oggi riposto nei cassetti della dimenticanza proprio da chi, un tempo cultore dei valori nazionali, ha subito una mutazione culturale, politica e ideologica a seguito dell’innaturale ed opportunistico apparentamento con le (micro)forze centrifughe che scuotono la nostra cultura collettiva. Personalmente feci in tempo a vedere le ultime vedove di quella tragedia ormai lontana, ancora e nei decenni velate di nero, in ricordo di quei mariti morti per chi adesso riempie la propria bocca ed il proprio petto con improbabili e sconnessi revisionismi astorici.