Il pericolo xenofobo e quello assolutorio.Due concezioni al bivio.

L’ultimo, gravissimo, episodio di criminalità a L’Aquila, non dovrà trasformarsi nel volano per una nuova ondata di intolleranza xenofoba (i rapinatori parlavano con accento straniero), ma nemmeno dovrà essere archiviato, in modo semplicistico, come frutto della contingenza sfavorevole, secondo i criteri e i dettami di un socialismo umanitario ed utopistico che ha mostrato tutta la propria inadeguatezza storica.

E’ giunto il momento, per un certo certo segmento “liberal”, di sviluppare una nuova e diversa concezione dell’ Altro, più pragmatica, ampia e matura, che faccia i conti con le diverse declinazioni dell’Altro (in questo caso, l’Altro-criminale), spogliandosi di orpelli idealistici che hanno il sapore ed il colore dell’illusione, dell’alibi, della forzatura

Web e propaganda: invisibilità del caos

Anarchica (nell’accezione popolare e non storico-filosofica dell’ espressione), in buon parte incontrollata e, “de facto”, incontrollabile, la rete presenta, propone e nasconde numerose insidie per l’informazione, la sua elaborazione e la sua trasmissione; sabotaggi, alterazioni, manomissioni, falsificazioni, ecc. Atomo primo di ogni manovra di tipo distorsivo è sempre la componente ideologica, politica come extra-politica.

Argomento ancora poco trattato, data la limitatezza dell’esperienza storica del web, un suo elemento attoriale di importanza primaria è stato stato, fino ad oggi, del tutto ignorato: la figura dell’ “opinion maker amatoriale”.

Si tratta di personaggi che riescono, con il tempo e grazie alla loro costante e capillare opera di “informazione” e veicolazione di un determinato tipo di argomenti, tesi e materiale, a costruirsi un “consenso” ed una credibilità agli occhi della loro platea di “followers” ed “amici”. Si profilerà quindi il rischio di vedere accettato ed incamerato qualsiasi loro messaggio, dichiarazione o condivisione, anche i più disancorati dal portato documentale verificato e verificabile e dalla traiettoria logica dell’evidenza. La loro azione è particolarmente insidiosa proprio perché criptica e sottovalutabile, in quanto la “massa” dei contatti che possiamo avere su un “social network” non si presenta nella sua “fisicità” (quindi con un forte potere d’impatto visivo) ma incapsulata e nascosta in un nome e in una cifra. Invece, l’input inquinato giunge e può giungere ad un numero anche elevatissimo di destinatari, i quali saranno portati a disattivare i loro meccanismi di filtraggio cognitivo data la stima ed il rispetto nutrito nei confronti del propagandista (l’ “opinion maker amatoriale” sopracitato).

Sotto certi aspetti,il ruolo, la conformazione e la potenzialità di questi attori della persuasione possono essere accostati a quelli dei micidiali “Four Minute Men” della propaganda wilsoniana (1917)