“Accampada” a Porta Pia
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“Sicuramente, o Popolo,/ ben grande è il tuo potere,/ poiché ciascun temere/ ti deve come un re!/ Però, pel naso è facile menarti; e troppo godi di chi ti liscia e abbindola;/ e chi discorre, l’odi a bocca aperta;/ ed esule va il senno tuo da te!” – Aristofane.
Giovanni Lanza (Destra Storica), medico, eroe risorgimentale, ministro, Presidente della Camera dei deputati e Presidente del Consiglio dei ministri del Regno, non fu soltanto l’uomo che restituì Roma all’Italia, ma anche il primo politico ad elaborare un disegno di legge sull’ obbligatorietà scolastica in un Paese umiliato ed offeso dall’analfabetismo di massa. Il popolo italiano lo ringrazia lasciando nell’abbandono la sua tomba a Casale Monferrato, oggi preda della sporcizia e degli elementi al punto che persino le scritte sulla lapide risultano illeggibili. Quella di Benito Mussolini, però, è omaggiata di ogni onore ed attenzione, alla stregua di un novello santo sepolcro. Questo, anche questo, la dice lunga sul grado di immaturità di una fetta (preponderante anche se nella sua parabola discendente) della destra italiana.
A voi.
Ma non a me.
Il 20 Settembre si è ricordata l’audacia di Giovanni Lanza, patriota e uomo politico illuminato, e l’epoca aurea che andò dal 20 settembre 1870 all’ 11 febbraio 1929. Il Fascismo non mise il cappio soltanto a quel sistema democratico e liberale che, seppur fragile ed immaturo, aveva retto l’Italia fin dal suo principio quale stato unitario, ma anche agli ideali di laicità ed autonomia dall’abbraccio clericale affermatisi con il nostro Risorgimento e con l’opera, impareggiabile nella sua ardimentosità civile, dei Cattaneo, dei Cavallotti, dei Bertani, dei Mazzini e dei D’Azeglio.