Appunti di comunicazione – L’artista “pazzo”, tra mito e realtà



Il cliché dell’intellettuale o dell’artista “pazzo” non è, a ben vedere, qualcosa di infondato e “naïf” come si potrebbe, di primo acchito, pensare. Secondo il Prof. Hans Eysenck esisterebbe infatti un legame tra psicoticismo (basso senso di colpa, bassa capacità di gestire le proprie emozioni, scarsa empatia, ecc) e creatività.

Più nel dettaglio, lo psicopatico sarebbe caratterizzato dal pensiero “overinclusive”, che tende ad inglobare anche dettagli irrilevanti nel “problem solving” (quindi potenzialmente creativi ma pure “bizzarri”). La teoria viene però negata dai sostenitori dell’inibizione cognitiva che distingue il creativo, cioè la predisposizione ad eliminare i dettagli superflui nella soluzione dei problemi e nell’atto del creare (aspetto peraltro connesso al “pensiero divergente”, tratto cardine della creatività).

Ulteriori studi evidenzierebbero tuttavia come lo psicoticismo sia legato al pensiero divergente, alla “fluenza” e all’ “originalità” (quantità e originalità di idee e progetti) benché dopo una certa soglia inibirebbe l’estro. Le persone con un forte disturbo psicopatoligico hanno inoltre scarso controllo sulle proprie idee e spesso non sono nemmeno consapevoli di produrle e di produrre arte (un possibile esempio sarebbe l’Art Brut).

Ninive – Quando gli assassini dell’arte erano i nord-europei.

NapoleoneLa distruzione, da parte dei miliziani ISIS, delle statue contenute nel museo di Ninvie, dovrà essere uno spunto per ricordare anche il (recente) sacco dei tesori artistici delle civiltà mediterranee, africane e mesopotamiche messo in atto da popolazioni alle quali il comune sentire assegna (spesso in modo frettoloso) un ruolo di primo piano nell’evoluzione democratica, come britannici, francesi, olandesi, tedeschi, ecc.

Centinaia, migliaia, di ricchezze e testimonianze sottratte ai legittimi proprietari e ai loro discendenti e mai restituite. L’Italia, è bene ricordarlo, riconsegnò agli etiopi la Stele di Axum.

Chi padroneggia gli strumenti dell’indagine storiografica è insofferente alle esaltazioni in odor di primato biologico di questa o quella categoria etnica o nazionale.

Molte della pagine più oscure scritte dal genere umano hanno la firma (ed in tempi assolutamente recenti) proprio di anglosassoni e nord-europei. Fattori quali il trionfo nella Guerra anglo-spagnola (1585-1604), nella II Guerra Mondiale e il primato mediatico, hanno tuttavia condotto (in misure differenti ma sinergiche) ad un ridimensionamento di questa evidenza storica.