
Con il suo articolo di qualche giorno fa, Dacia Maraini ha raccolto e rilanciato uno dei pregiudizi-cardine dell’antisemitismo storico, cioè l’idea secondo cui Cristo e il Cristianesimo avrebbero rappresentato una svolta salvifica e un’evoluzione rispetto alla tradizione ebraica, percepita come oscurantista, violenta, primitiva e immorale.
La biografia della Maraini suggerisce non avesse intenzione di sferrare un attacco antisemita e più probabilmente alla base di un simile passo falso c’è stata solo la scarsa conoscenza di un argomento complesso e impegnativo, per i teologi come per gli storici (l’Ebraismo ha tratti radicali ma contiene anche un messaggio di pace e amore, come del resto il Cristianesimo o l’Islam).
Tuttavia, chi ha una certa visibilità dovrebbe muoversi con maggiore attenzione e senso di responsabilità, evitando tematiche che non padroneggia, soprattutto se così delicate.

Generici ma in linea di massima condivisibili, i punti programmatici delle Sardine tradiscono tuttavia anche una certa ingenuità “analogica”. Benché frutto di un comprensibile rigetto per la bulimia newmediatica di personaggi come Salvini, l’idea che un politico e una figura istituzionale debbano comunicare solo attraverso i canali istituzionali, tralasciando i social, è anacronistica, irrazionale e inattuabile, un voler getta

Offrendo la cittadinanza onoraria a Ezio Greggio dopo averla negata a Liliana Segre (“è legata a fatti di 70 anni fa e non alla città”) il sindaco di Biella ha dato scientemente prova di quella cultura lasseferista e panciafichista tipica di una certa destra, che all’impegno oppone il disimpegno, che al cinema d’essai risponde orgogliosamente con il Cinepanettone. Proprio da uno dei simboli del disimpegno, da una delle icone del berlusconismo più rampante e pecoreccio, gli è arrivata tuttavia una lezione magistrale, il ché spiazza lui e i suoi sodali due volte


