P E G G I O R A T O ! (!!111)

“Carlo Conti e il Covid, peggiorano le condizioni del conduttore”; così, nei titoli, il Corriere della Sera ed altre testate del gruppo. Approfondendo, si scopre però che Conti è solo passato dal non avere sintomi all’avere qualche linea di febbre e qualche dolore muscolare, come avviene con l’influenza. Teoricamente, è vero, le sue condizioni sono peggiorate, come teoricamente io diventerò più “povero” se perderò un centesimo.

Il Corriere della Sera non è Fanpage o ImolaOggi ma il più prestigioso quotidiano italiano ed uno dei più prestigiosi al mondo, tuttavia non è la prima volta che, in tema Covid, si lancia in titoli allarmistici e/o ospita notizie inesatte o vere e proprie “fake news” senza ricorrere al “fact checking” (si pensi alla bufala di agosto sulle intensive piene a Cremona).

Quale sia il motivo di una simile linea di condotta (incapacità, interesse commerciale o scelta politica) questo la dice purtroppo lunga sullo stato dell’informazione in Italia, almeno nella fase storica che stiamo vivendo.

Viola le norme della buona comunicazione

Alcuni passaggi di un intervento della biologa Antonella Vola a sostegno del DPCM:

“Il coprifuoco non ha una ragione scientifica ma serve a ricordarci che dobbiamo fare delle rinunce” (può essere vero, ma in un post che invita al rispetto delle misure del DPCM e le legittima andranno scelte parole diverse), “che il superfluo va tagliato” (quello di “superfluo” è un concetto relativo, dato che per molti si tratta di attività indispensabili e di lavoro), “che la nostra vita dovrà limitarsi all’essenziale: lavoro, scuola, relazioni affettive strette” (come sopra, con l’aggiunta di un tono inutilmente millenaristico). “L’unica cosa che funziona contro questo virus è limitare il numero di persone che incontriamo nelle nostre giornate” (forse era così in primavera, ma oggi la Medicina ha elaborato soluzioni nuove per contrastare il Covid e il vaccino è ormai dietro l’angolo). “Facciamo tutti la nostra parte: la storia siamo noi!” (esatto solo in parte se con il “noi” si intende il cittadino, che non ha il compito di risolvere e gestire l’emergenza).

Come avviene in altri paesi e/o in altre realtà, medici e scienziati dovrebbero limitarsi nelle loro dichiarazioni pubbliche e farsi sempre affiancare da professionisti della comunicazione. Questa bulimia oratoria, anche se e quando non determinata dall’Ego o dall’interesse personale, è solo dannosa, un problema nel problema.

Quella (sporca) guerra al vaccino che ci attende

L’arrivo del vaccino (e poi delle prime cure risolutive) ci pone di fronte ad una sfida con la malacomunicazione forse non inedita, ma che sarà senza dubbio lunga, difficile e sfiancante. Questo perché se tutti coloro i quali stano traendo vantaggio e beneficio dall’emergenza (tra i politici, tra i giornalisti, tra i virologi “mediatici”, tra i divulgatori, tra gli opinionisti, tra gli editori, tra gli imprenditoi, ecc) per adesso si sono limitati a controllare le posizioni conquistate, l’offensiva su vasta scala, e quasi sicuramente decisiva, rappresentata dal vaccino, li obbligherà invece a dover concentrare ogni sforzo, ogni energia e ogni risorsa nella difesa, strenua e disperata, del loro fronte, delle loro stesse linee.

Ciò significa che sfrutteranno qualsiasi intoppo, qualsiasi minimo ritardo, ogni piccolo insuccesso del vaccino per metterne in dubbio l’efficacia, così da mantenere in vita il più possibile uno stato di tensione e di crisi per gli altri destabilizzante e traumatico ma per loro eccezionalmente proficuo.

Uno scenario inquietante ma realistico, che paradossalmente vedrà molti vaccinisti e “razionalisti” far la guerra a quegli strumenti della Medicina e della scienza difesi fino a ieri.

Certe incomprensibili e irresponsabili dichiarazioni sulla presunta pericolosità del vaccino, per spegnere gli entusiasmi sulla sua imminenza e l’enfasi data ad alcuni stop (ovvi e scontati) durante la sperimentazione, sembrano già muoversi in questo senso.

Gombloddo!!!1 (parola di Crisanti)

Secondo Andrea Crisanti, le regioni potrebbero manomettere i dati per evitare un lockdown localizzato. Una dichiarazione, se vera e confermata, di una gravità e di una violenza intollerabili. Non è la prima volta che il Crisanti si spinge oltre con le parole, troppo oltre, sconfinando nell’irresponsabilità. L’auspicio è che riveda la sua comunicazione o che qualcuno intervenga a richiamarlo.

Quando erano solo “vecchi” che facevano vincere Berlusconi

Fino a poco tempo fa non era raro imbattersi in una certa sinistra che (provocatoriamente o seriamente?) inveiva contro gli anziani e addirittura ne chiedeva l’eslusione dal voto. La loro “colpa”, presunta, era contribuire in modo decisivo alle vittorie di Berlusconi e del centro-destra, “traviati” da telenovelas e quiz.

Ora, anche quella sinistra si erge a baluardo insuperabile del popolo con i capelli bianchi, dando lezioni di umanità e rispetto a Toti e a chi ne condivide le proposte, magari non efficaci o attuabili ma per nulla discriminatorie e tantomeno “eugenetiche” (sono lanciate anche da scienziati e da politici non di centro-destra).

L’auspicio, al netto di ogni riflessione sui sistemi per contenere questa fase di emergenza (speriamo agli sgoccioli), è che non si tratti di una forma di empatia interessata e strumentale ma che anche loro abbia capito, pur tardi, che ognuno ha diritto ad un’opinione e ad esprimerla, liberamente e senza doversene vergognare, nelle urne.

Negazionisti? Perché quelle foto sono colpa di tutti.

Le foto dei pronto soccorso e degli ospedali che sembrano vuoti sono l’altra faccia delle falsità allarmistiche circolanti da mesi, sulle quali un certo debunking e un certo “razionalismo” si sono dimostrati e si dimostrano tuttavia indulgenti. Risposte, spesso determinate dal rifiuto della realtà ma soprattutto da una polarizzazione isterica cui ci ha condotto una comunicazione irresponsabile, dilettantistica, immatura e ideologica dell’emergenza, ad ogni livello.

A questo proposito è utile ricordare le recenti parole di Speranza, che ha parlato di crescita “terrificante” della curva (ad oggi abbiamo una letalità intorno allo 0,5% e quasi l’80% delle TI libere), evocando così un “frame” di una dirompenza emotiva e immaginifica spropositata e inutile.

Qualcuno ha detto che il CTS avrebbe bisogno di un linguista e di uno storico: ha ragione.