Feltri, Meredith e Sollecito.Quando la cronaca nera diventa un Cavallo di Troia contro la magistratura

Senza tema di smentita inaccettabili sotto il profilo morale, civile e deontologico, le dichiarazioni di Vittorio Feltri a proposito di Meredith Kercher durante la recente intervista a Raffaele Sollecito (“Ma perché avresti dovuto ammazzare Meredith? Te la volevi scopare? Non era nemmeno un granché ), sono tuttavia delle vere e proprie “password” per per la lettura e la comprensione dei meccanismi alla base del fare informazione nel nostro Paese.

Esse si muovono infatti e sostanzialmente attraverso due direttrici: una commerciale e l’altra, la più importante e preponderante, politica. Feltri è innocentista, e lo è perché un “giallo” nel quale il killer sia stato smascherato ed assicurato alla giustizia dà meno carburante all’informazione rispetto ad un caso ancora da codificare, potenzialmente gravido di piste ed ipotesi di ogni sorta, liquido amniotico e fluidificante per la speculazione giornalistica più libera (e redditizia). Ma lo è, anche e prima di tutto, perché asserire, sostenere e propugnare l’innocenza di un indagato significa sottintendere implicitamente vi sia stato un errore giudiziario. Una persecuzione, se esso si trascina nel tempo e con lunghe indagini (“Potevi restare a Santo Domingo invece che tornare in Italia che è una schifezza”. “Io non ho apprezzato il fatto che è tornato perché in Italia se vogliono fotterti, ti fottono. Nel dubbio mi tolgo dalle palle”).

L’intento sarà quindi screditare la magistratura (nonostante nei casi di “nera” le indagini vere e proprie vengano effettuate dalle forze dell’ordine e dai loro apparati), cucendole addosso l’immagine impopolare di un organismo forcaiolo, , nemico dei cittadini e maldestro, così da depotenziarne l’operato quando essa rivolge le sue attenzioni a Silvio Berlusconi. ( le testate con le quali Feltri collabora sono di proprietà dell’ex Presidente del Consiglio).

Una rapida ricognizione sui più recenti casi di cronaca (Perugia, Garlasco, Cogne, Erba, Via Poma, Unabomber, ecc), dimostrerà infatti come giornali e networks vicini al centro-destra siano, quasi puntualmente, dalla parte degli imputati. Molto più di una petizione di principio.

La battaglia della cronaca nera

La forza della propaganda mediatica berlusconiana è quella di essere, per la maggior parte, subliminale, sottotraccia, non manifesta. Tralasciando momentaneamente il ruolo persuasivo dei programmi di intrattenimento ­ leggero, vere e proprie batterie campali dell’arsenale mediatico dell’arcoriano,­ c’è un altro segmento, altrettanto importante e micidiale: la cronaca nera e i contenitori sulle relative inchieste giudiziarie (in primis “Quarto Grado”). Se esaminiamo le vicende di sangue più eclatanti degli ultimi anni, potremo infatti renderci conto di come Mediaset e i giornali del gruppo Berlusconi abbiano sempre e sistematicament­e assunto le difese dei vari imputati e condannati. Questa strategia è funzionale all’ opera berlusconiana di demonizzazione,­ screditamento e demolizione della magistratura, presentata come forcaiola, accanita, illiberale e nemica del Diritto. L’arringa dei tribuni mediatici targati Mediaset si articola e sviluppa sommariamente attraverso le seguenti formule, ripetute e riproposte ogni volta in modo mantrico e uguale:

1: Processo indiziario. Mancano prove reali. La magistratura si accanisce senza un reale ancoraggio ai principi del Diritto e della Costituzione.

2: Manca l’arma del delitto (come se un’autopsia non potesse risalirvi e come se un omicida che scelga di farla ritrovare fosse tanto sprovveduto da lasciarvi impresse le sue impronte)

3: Manca il movente (impossibile da individuare con certezza in assenza di confessione, data la complessità della psiche di un criminale e, più in generale, dell’essere umano).

Inoltre, eventuali errori nel corso dell’inchiesta vengono enfatizzati, ridicolizzati e attribuiti ai GIP, sempre, comunque ed in ogni caso, anche quando sono opera dei reparti delle forze dell’ordine (RIS, ROS, ecc). Il tutto confeziona, come già evidenziato, il ritratto di una magistratura non solo violenta, liberticida ed antigarantista,­ ma anche pasticciona e dilettantesca. Va rilevato come quest’opera massiva e massiccia di manipolazione e ipnosi catodica riesca a violare con il suo subdolo grimaldello anche le difese intellettuali di chi berlusconiano non è, spargendo come un seme maligno la convinzione di un apparato giudiziario inaffidabile e indebolendone così e implicitamente il lavoro agli occhi della pubblica opinione quando le inchieste toccano Silvio Berlusconi o il suo apparato politico-econom­ico. A tal proposito, trovo paradigmatica la vicenda dell’ingegner Elvo Zornitta, indicato come “Unabomber”, il famigerato bombarolo che insanguinò il Nord-Est negli anni ’90; durante le indagini, il poliziotto e perito della scientifica Ezio Zernar fu accusato di aver alterato una prova (un lamierino) per appesantire la situazione dell’indagato. Zernar, il poliziotto, finì così sotto inchiesta e sotto processo, mentre la posizione di Zornitta fu archiviata (dopo che l’ingegnere veneto fu messo sotto i riflettori, le azioni di Unabomber cessarono). Il risultato fu un pesante attacco mediatico nei confronti della magistratura, con Zornitta dipinto e presentato come il nuovo Enzo Tortora, anche se l’errore, chiamiamolo così, era stato commesso da un poliziotto, non da un GIP. Ancora e per concludere: ogni volta in cui la giustizia mette a segno un colpo importante, la macchina mediatica berlusconiana ne conferisce il merito alle forze dell’ordine o al Ministero dell’Interno (quando al governo c’è il centro-destra),­ mai alle procure. In un Paese alimentato politicamente dall’informazio­ne televisiva, tutto questo rappresenta un veleno letale, in grado di contaminare ed alterare la nostra struttura culturale e valoriale, e, purtroppo, anche percettiva.