Dalle colonne del “Giornale”, Magdi Cristiano Allam ci ha deliziati con una nuova prodezza ginnico-spirituale, un salto carpiato con avvitamento doppio, anzi, triplo, che lo ha riportato fuori dal circuito cristiano-cattolico istituzionale. “La mia conversione al cattolicesimo la considero conclusa”, ha dichiarato Allam. Motivazione? A suo dire, la Chiesa Romana sarebbe colpevole di un eccessivo “appeasement” con le altre confessioni e, in particolare, con l’Islam (ah, i bei tempi dei massacri in nome della Croce!). Agli occhi dell’osservatore più evoluto ed attento, non potrà non apparire singolare il fatto che un giornalista come Allam sia potuto approdare alla vicedirezione del quotidiano più importante del Paese ed essere accreditato come uno tra gli “opinion makers” più illustri, sempre in prima fila nelle tribune politiche televisive che avevano come tema il M.O e la politica estera italiana. E questo, attenzione, non già per i suoi orientamenti “tout court” (non c’è nulla di male nell’essere conservatori) ma per l’estremo semplicismo del suo impianto teorico, peculiarmente bicromatico, manicheo, a trazione banalizzante. Una questione di metodo, quindi, non di merito. Ora, non è un mistero che gli USA ed altre grandi potenze facciano ricorso da un secolo ad agenzie di Public Relations (come la “Hill & Knowlton” o la “Ruder & Finn”) e/o ad associazioni denominate “think tank” per orientare la pubblica opinione, e questo in virù del supporto di editori, giornalisti, opinion makers, e via dicendo. Stessa cosa dicasi per i loro servizi di intelligence, che anche nel nostro Paese hanno saputo arruolare alla bisogna le penne del giornalismo nazionale allo scopo di esercitare un forcing sui lettori-ascoltatori-elettori (Ferrara, Farina, Gawronski, i nomi più noti). Quello di Allam si presenta, però, come un caso molto singolare, diverso, inedito e proprio per questo particolarmente ghiotto agli occhi di chi desideri mettersi alla guida della macchina del fango anti-araba ed anti-islamica; Allam è un arabo, un ex musulmano, un convertito. In questo caso, ecco che entra in campo un asse fondamentale dell’ edificio propagandistico, quello che Ragnedda codifica con il nome di “Garanzia”. Chi, infatti, più di un ex seguace di Maometto, di un egiziano, può conoscere, può GARANTIRE il “male” e l'”arretratezza” di quel “turpe” mondo che i “nostri ragazzi” e i nostri politici stanno combattendo? Tanto che il Nostro non si limita al solo ruolo di “agit pro”, ma arriva persino a spogliarsi del suo passato, a “mondarsi” delle sue origini e sceglie di farlo platealmente, rumorosamente, tramite l’acqua benedetta dal Santo Padre in persona. Elucubrazioni mentali? Dietrologie sulla scia chimica? Forse, ma intanto il nuovo “strappo” dell’egiziano arriva all’indomani della riapertura all’Islam da parte del nuovo Pontefice, quel Bergoglio medio-progressista e patristico che poco piace all’intellighenzia conservatrice. A pensar male…
Archivi tag: Hill & Knowlton
Pubbliche relazioni
Per convincere l’opinione pubblica statunitense ad accettare la decisione di entrare nel primo conflitto mondiale, l’amministrazione Wilson formò la “Creel Commission”, ovvero un ente che aveva il compito di creare una clima ostile alle potenze centrali (in particolare alla Germania). In breve tempo, e con la complicità del disastro Lusitania, la Commissione riuscì nella propria finalità, trasformando il disinteresse del popolo americano alla guerra in un feroce e deciso interventismo. Wodrow Wilson aveva vinto. Pochi anni dopo, alcuni ex membri della Creel come Edward Bernays e Walter Lippmann dettero vita alla prima agenzia privata di pubbliche relazioni (PR), e da allora queste agenzie sono diventate un alleato fondamentale di qualsiasi governo o grande società che vogliano migliorare la loro immagine pubblica o, nel caso di un governo, preparare il Paese a decisioni impopolari oppure ad un conflitto armato. Le agenzie di PR giocarono, per esempio, un ruolo decisivo prima e durante le due guerre del Golfo, contribuendo a diffondere la notizia (poi rivelatasi un falso) delle armi di distruzione di massa in possesso al regime di Baghdad e soprattutto nella guerra alla RFT del 1999. Nel primo caso, l’opera di persuasione fu imbastita e sviluppata dalla famosa “Hill & Knowlton”, mentre nel secondo fu la “Ruder&Finn” a dare la spallata mediatica al governo di Belgrado, costruendo notizie false o non verificate che volevano i Serbi come carnefici e i croato-bosniaci nelle vesti di vittime (Strage del mercato, Strage di Racak, Strage del Pane, ecc. Si noti come in alcuni di questi esempi le vittime fossero addirittura Serbe). La “Ruder&Finn” aveva inizialmente offerto i propri servigi a Slobodan Milosevic, che però aveva rifiutato la proposta; l’agenzia si rivolse allora al governo di Zagabria, che invece lungimirantemente accettò, con i risultati che tutti conosciamo. In questi giorni sta rimbalzando sui media la notizia secondo cui la Corea del Nord avrebbe minacciato gli Stati Uniti di apocalisse, olocausto nucleare e devastazioni qualora Washington proseguisse con le sue esercitazioni (di routine) a ridosso del 44º parallelo. Alcune domande semplici: in quanti, nel mondo, conoscono il Coreano? In quanti padroneggiano la storia di quel Paese asiatico e la dialettica diplomatica? In quanti hanno avuto modo di visionare-ascoltare il comunicato intero con il quale il governo di Pyongyang “minacciava” gli USA? Stessa cosa, ovviamente, per le presunte sortite antisemite di Mahmud Ahmadinejad e per le sue “intimidazioni” ad Israele e all’Occidente. Queste agenzie, estremamente abili e potenti, dispongono infatti di un esercito di collaboratori che va dai giornalisti, ai pubblicitari, alle agenzie di traduzione, e come si può facilmente dedurre non sarebbe difficile per loro creare ad arte un contesto sfavorevole al contender del proprio cliente del momento, esattamente come avvenne nel 1917, nel 1991, nel 1999 o nel 2003.