Sarebbe opportuno lo studio di queste dolorose pagine di storia meridionale da parte di chi, imbevuto di revanscismo miope e disancorato dal dettato documentale, inveisce negli stadi contro Bixio, Cialdini e Garibaldi. La borghesia più illuminata del Sud Italia collocava le proprie aspirazioni nella corona piemontese perché sapeva essere garanzia di libertà (come fu e sarebbe stato) a differenza di un Paese che conservava l’assolutismo monarchico di stampo 700esco quando Vittorio Emanuele II veniva considerato soltanto un “Primus inter pares” da una delle carte costituzionali più avanzate del mondo occidentale.
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La classe vestiva la giubba rossa
Nel 1864, fu organizzata da Garibaldi e Mazzini una spedizione per conquistare il Veneto, il Trentino ed il Friuli Venezia Giulia, regioni all’epoca piegate sotto il gioco austro-ungarico. Nella notte del 16 ottobre, un gruppo di volontari capitanati dagli ufficiali garibaldini Francesco Tolazzi e Marziano Ciotti si impossessò della gendarmeria e dell’esattoria di Spilimbergo e Maniago, paesi nei quali le giubbe rosse cercarono di incitare, a dire il vero con scarso successo, gli abitanti alla rivolta. Presso l’esattoria di Spilimbergo, i patrioti unitari sequestrano 400 fiorini rilasciando regolare fattura, mentre in quella di Maniago trovarono le casse praticamente vuote vuote. Il funzionario di servizio si giustificò dicendo di aver versato pochi giorni prima quasi tutti i denari alla Cassa Provinciale e si offrì di dare loro, oltre ai 283 fiorini rimasti, anche 20 mila svanziche, da pagare di tasca propria. I garibaldini rifiutarono, sdegnati. Loro obiettivo, dissero, non era il lucro fine a se stesso ma privare il nemico occupante ed invasore delle sue sostanze economiche, in modo da danneggiarlo e manometterne l’azione. Presero i 283 fiorini e, anche in questo caso, rilasciarono una regolare fattura.
La storia e la storiografia sono fatte anche da piccole narrazioni e da piccoli episodi, come questo. Imparino, coloro i quali si fanno prendere la mano dalle seduzioni della pubblicistica più truffaldina, ammaliante proprio in quanto elementare ed approssimativa ma capziosa e menzognera perché alimentata e sostenuta dal pregiudizio revanscista.
Quanta differenza, con la “Banda Cannone” e la marmaglia brigantesca sudista e nordista.