Civitanova Marche: sulla pelle nera di Alika

Ad ora non è chiaro se alla base della tragedia di Civitanova Marche vi sia stato il movente razziale. Sulla scorta degli elementi disponibili non si può escludere che l’omicida (tra l’altro pregiudicato) avrebbe potuto aggredire anche un bianco.

Agitare lo spettro del razzismo e della xenofobia non è quindi solo incauto ma diventa anche una strumentalizzazione, resa ancor più bieca dal suo essere funzionale alla campagna elettorale in corso, dalla necessità di contrastare il centro-destra a trazione meloniana in vantaggio nei sondaggi.

La politica è (anche ) cinismo, tuttavia chi si erge a difensore di certi valori dovrebbe darsi, per quanto possibile, dei limiti tangibili, evitando un spirale verso il basso che offende innanzitutto le vittime come Alika Ogorchukwu.

Ancor più inaccettabile è l’accusa di razzismo rivolta all’intero Paese, come sarebbe inaccettabile accusare gli immigrati di essere tutti dei criminali per le colpe di qualcuno di loro.

Aggiornamento:

Sta emergendo che il Ferlazzo è un ex tossicodipendente, aveva problemi mentali, era stato in cura al CIM e sottoposto a TSO, assumeva psicofarmaci ed era sotto tutela della madre. Anche dal suo profilo social si intuisce non a caso una personalità borderline. Ad oggi, gli inqurienti escludono il movente politico e razziale.

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Civitanova Marche: era davvero così facile intervenire?

Il giudizio dei Rambo

Intervenire per fermare un’aggressione non è facile. Non tutti hanno le risorse fisiche e mentali per farlo e quindi l’intervento potrebbe trasformarsi in un gesto inefficace e pericoloso (ed è pericoloso comunque). Viceversa, filmare e fotografare crea una prova utile. È sempre bene evitare giudizi affrettati. E chiamare le forze dell’ordine. La vita non è un film.