Il monito del primo colpo nucleare, 80 anni fa

Tra i primi ad affrontare il nodo dell’impatto delle nuove armi nucleari sulla strategia militare furono gli accademici statunitensi.

Nell’estate 1946, in particolare, William L. Borde, dottorando di Yale nonché ex pilota USAF, superò la MAD quando essa era ancora agli albori, sostenendo l’esigenza di un “first strike” contro l’avversario così da sconfiggerlo immediatamente e privarlo di ogni possibilità di rappresaglia. Ciò avrebbe di conseguenza impedito una guerra apocalittica, su vasta scala.

Le teorie di Borde, contrapposte a quelle di illustri colleghi del calibro di Bernard Brodie (docente all’Università di Yale), che invocavano uno stretto controllo sulle armi nucleari guardando ad un loro impiego come a qualcosa di comunque distruttivo per entrambe le parti, anticiparono, si è detto, le moderne dottrine statunitensi (elaborate già dagli anni ’80 circa), secondo le quali sarebbe possibile e realistico vincere una guerra nucleare.

Nota: mettere sul tavolo il “first strike” come opzione valida e concreta è inoltre uno strumento di pressione psicologica gravemente destabilizzante

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