Un personaggio famoso sfugge alla sua dimensione privata, per appartenere a quella pubblica, al pubblico che lo sente legato a sé, come una figura familiare. È dunque normale, fisiologico, nel quadro di tale dinamica psicologico-sociale-culturale, l’affetto e il trasporto dimostrati ad Edoardo Bove, la preoccupazione per lui quasi fosse un amico, un parente (qualcuno si è non a caso spinto a chiamarlo confidenzialmente “Edo”).
Un disincantato realismo ci obbliga tuttavia al confronto con l’indifferenza verso tragedie analoghe, quando colpiscono estranei-sconosciuti, addirittura sotto i nostri occhi. Non solo; e se Bove avesse militato in una squadra “polarizzante” ? Sarebbe stato circondato da tanta, premurosa, attenzione?
