Perché la Cina non sparerà (e non può sparare) nemmeno un colpo di cerbottana

A Taiwan-Formosa esiste, da sempre, una rappresentanza permanente degli Stati Uniti, sebbene “informale”, che ha anche lo scopo di dissuadere Pechino dal compiere azioni militari contro l’isola. La visita di Pelosi non è dunque qualcosa di unico ed eccezionale.

La sproporzione, soprattutto a livello di armamenti nucleari, tra la Cina e il blocco USA-NATO (circa 350 testate, per la maggior parte montate su vettori fissi installati a terra, contro circa 6285 testate, per la maggior parte montate su sottomarini, bombardieri strategici e vettori mobili*), è poi tale da rendere inconcepibile, per il regime di Xi Jinping, la sola idea di un confronto aperto con Washington e l’Occidente.

“Smargiassate” come quelle delle ultime ore, o le uscite grottesche di personaggi quali Ramzan Kadyrov (“tra 15 minuti vedremo chi è la grande potenza, gli USA o la Cina) e Yevgeny Popov della TV di Stato russa (“Pelosi vuole trasformare il pianeta in polvere. Non ha niente da perdere. Dopotutto ha 82 anni”) sono quindi da intendersi come mere mosse comunicative e propagandistiche, PsYOps (operazioni di pressione psicologica) per galvanizzare la propria opinione pubblica (propaganda “interna”) e spaventare l’opinione pubblica dei paesi avversari (propaganda “esterna”) così da destabilizzarne i governi.

Alla lunga il ricorso, vuoto, alla minaccia, può tuttavia indebolire, se non proprio ridicolizzare, questa risorsa tattico-strategico di persuasione, una delle punte di lancia nell’approccio di Mosca (soprattutto) e Pechino alla politica estera.

*storico alleato di Washington, Israele dispone invece di circa 90 atomiche e vanta uno degli eserciti più potenti del mondo