Una delle cause più eclatanti delle difficoltà che la Sinistra post-Bolognina incontra nel suo approccio strategico, è data dalla disposizione, costante e reiterata, ad una lettura distorta della fisionomia elettorale italiana. Il Pd in particolar modo, tende infatti a confondere l’elettore “moderato” con l’elettore “medio”, che è maggioranza, o meglio, quella che Richard Nixon ribattezzò “maggioranza silenziosa”. Nulla di più sbagliato, dal momento in cui non potrebbero esistere categorie più dissimili e divergenti. Innanzitutto, l’elettore “moderato” rappresenta una porzione largamente minoritaria; non è necessariamente conservatore come non è necessariamente cristiano-cattolico, se vota Pdl lo fa “turandosi il naso” e senza tema di smentita non volge lo sguardo a proposte come Lega, La Destra o Fratelli d’Italia. Vanta una base culturale di livello medio-alto (generalmente è un notabile o un professionista), segue le dinamiche politiche nazionali con interesse e continuità e la sua “moderazione” abbraccia l’intero ventaglio letterale, senza limitarsi al solo ambito politico. L’elettore “medio”, invece, è quella maggioranza informe e variopinta che non ha reali riferimenti ideologici (vota Grillo per lo stesso motivo per il quale ieri votava Berlusconi, negli anni ’90 Di Pietro e nei ’70 DP), è sensibile al leaderismo, tendenzialmente edonista ed autoreferenziale, e alla costante ricerca di risposte pratiche per problemi pratici (sicurezza, tasse, occupazione, spesa pubblica). Nel tentativo di cooptare il “moderato”, che confonde appunto con la massa, la Sinistra non si accorge di questo esercito di uomini qualunque, sterminato e decisivo, e procede ad un’alterazione del proprio DNA ideologico rintanandosi e perdendosi in un labirinto che disorienta se stessa e l’elettore.
Archivi tag: PD
Premiazioni.
Se dovessi conferire l’Oscar del patetismo dopo questa tornata elettorale, francamente non saprei per chi optare. Da un lato abbiamo un Centro-Destra che grida vittoria per aver conquistato 1/4 di camera, dall’altro abbiamo un Centro-Sinistra che si ostina a sottovalutare un competitore che, puntualmente, risorge dalle ceneri come un’araba fenice mascarata. E’ infatti dal 1993 (io frequentavo il primo anno di liceo) che il Cavaliere viene spocchiosamente dato per morto, per poi recuperare terreno e strappare la vittoria all’avversario o rendergli comunque la gestione del governo impraticabile e accidentata. Questo perché a sinistra ci si ostina a negare l’importanza dell’arsenale mediatico di cui Berlusconi dispone, una forma di doping politico che lo pone in una situazione automatica di vantaggio creandogli le condizioni per poter eterodirigere e veicolare una porzione sempre consistente dell’elettorato nazionale. A tal proposito, vorrei ricorrere ad un aneddoto che ritengo illuminante e paradigmatico: se negli Stati Uniti soltanto il 5% dei lavoratori è iscritto alle associazioni sindacali, non è, come ritengono gli pseudo liberisti italiani di destra, per una questione culturale e/o per l’assenza di una sinistra radicale, ma perché dagli anni ’30 del secolo ventesimo il grande capitale mise in piedi una colossale campagna di demonizzazione degli scioperanti e dei sindacati. Ciò avvenne a seguito del cosiddetto “Wagner Act”, che conferiva ai lavoratori dipendenti la possibilità di riunirsi liberamente. Tale provvedimento, unito alle politiche sociali rooseveltiane, mise in allarme i padroni del vapore statunitensi, i quali si rivolsero alle agenzie di Pubblic Relations per creare un’immagine distorta e deformante delle maestranze e dei sindacati, dipinti come fannulloni, antiamericani, comunisti e nemici del principio della responsabilità personale, architrave dell’edificio culturale e sociale del Paese. E, si badi bene, allora le PR potevano disporre soltanto di radio e giornali. Berlusconi, invece, controlla emittenti tv, radio, giornali, case editrici, opinion makers; come si fa, ordunque, a sottovalutarne e snobbarne le potenzialità? Lasciate stare la “Canzone Popolare”, i giaguari e fatevi una cultura di sociologia politica e marketing mediatico.