Giorgia Meloni, Mosca e il “fuoco amico”

“Ciascun missile lanciato da Putin su Kyïv rafforza la nostra volontà di sostenere la libertà in Ucraina” (Giorgia Meloni)

Se Meloni dovesse insistere nella sua politica atlantista (che è e sarebbe peraltro in linea con la tradizione della destra parlamentare italiana post-1945, eccezion fatta per alcuni segmenti minoritari), non è da escludere che anche su di lei si vada ad abbattere l’accusa russa di fascismo e nazismo, con facili accostamenti a Benito Mussolini ed alla campagna del 1941-1943.

Una tecnica, lo ricordiamo, che prende il nome di “proiezione” o “analogia” (associare il bersaglio ad un’immagine negativa e respingente), nel caso di specie un vero e proprio “topos” delle scuole propagandistiche d’impronta e tradizione socialista e di quella russa, che in questo modo cerca anche di far leva sul mito della “Grande Guerra patriottica” così da compattare il fronte interno (propaganda “interna”).

Il centro-sinistra, tra punti di forza e debolezze: maneggiare con cura Giorgia Meloni

Se Berlusconi si dimostra grottescamente fermo agli anni ’90 (qui gioca forse un ruolo anche una certa debolezza senile), con l’uscita sul sudore, le braghe corte e le salsicce, Salvini conferma invece quella parabola declinante della sua comunicazione (sempre più orientata ad accorciare le distanze e guadagnare visibilità, ma in un modo che sfocia nel ridicolo) che è uno dei motivi della progressiva perdita di voti subita dal Carroccio negli ultimi anni. Tutto ciò potrebbe favorire il centro-sinistra, se saprà creare un fronte unitario, progressista e liberale, sul solco di quell’esperienza draghiana che ha ottenuto il favore della maggioranza degli elettori almeno secondo gli istituti demoscopici più autorevoli.

L’incognita, tornando alla comunicazione, è però rappresentata dalla vera big del campo avversario, ossia Giorgia Meloni. Se da un lato evocare la “paura nera” potrebbe servire a serrare i ranghi e ad ottenere il tanto agognato “voto utile”, dall’altro rischierebbe di fornire una sponda ideale a FdI; storicamente quel tipo di destra, come i populismi più in generale, gioca infatti molto bene in difesa, dove riesce ad accreditarsi quale unica e sola barriera ai “poteri forti” ed al “pensiero dominante” e per questo da essi odiata, ostacolata e ostracizzata.

Il centro-sinistra dovrà quindi cercare un punto di equilibrio, un “giusto mezzo” tattico-strategico per compattarsi senza servire assist decisivi ai rivali. La “gioiosa macchina da guerra” può insomma uscire dal garage, ma con il motore ben revisionato e l’elettronica aggiornata.