Si sta osservando, nella comunicazione della sinistra, un “salto di qualità” durante questa fase di emergenza legata al Covid-19. Terminologie semplici, concetti di facile assimilazione, uso della propaganda “agitativa” basata sul ricorso alla paura (per indurre il cittadino ad attenersi alle norme del DCPM e delegittimare l’avversario), ritmo martellante, coesione. Stilemi tipici della destra, che in questo senso sta invece apparendo in affanno.
Non è da escludere che una simile “metamorfosi” sia un fenomeno temporaneo, legato all’eccezionalità del momento e/o alla coabitazione con il M5S (abilissimo nella propaganda e nella comunicazione), ma in caso contrario potrebbe cambiare qualcosa nella politica italiana.
In buona sostanza, la sinistra sta parlando al “grass”, all’uomo della strada. Una cosa che non le è mai riuscita bene (almeno in Italia) a causa delle sue sovrastrutture ideologiche.
L’emergenza Coronavirus aveva offerto alla scienza e ai suoi sostenitori un’occasione ideale per infliggere un colpo, forse decisivo, al movimento d’opinione anti-scientifico e ad un certo “complottismo”, per usare un’espressone oggi in voga.
La critica ai “gilet arancioni”, ed oggi ai militanti di centro-destra a Roma, per il mancato rispetto delle misure anti-Coronavirus, dovrebbe estendersi anche a chi sta protestando per i fatti di Minneapolis, dal momento in cui il contagio non conosce frontiere.