Il cosmonauta cecoslovacco Vladimir Remek fu il primo non sovietico e non americano ad entrare in orbita, dal 2 al 10 marzo del 1978, a bordo della Soyuz-28. Secondo alcuni, la scelta di un cecoslovacco fu dettata da motivi di “calcolo”; dopo l’invasione di Praga da parte delle truppe del Patto di Varsavia, Mosca cercava un gesto distensivo nei confronti del suo satellite. Indipendentemente da questo, Remek era molto fiero della sua appartenenza al sistema socialista, così come era fiero del suo Paese, in quella commistione tra marxismo e fanatismo patriottico tipica delle realtà d’oltrecortina. Vedere il mondo dall'”alto” e così piccolo, però, gli fece cambiare totalmente prospettiva, spogliandolo di qualsiasi orientamento di tipo nazionalistico. “Posso dire che quest’esperienza ha cambiato radicalmente la mia vita. A 30 anni mi sono reso conto che il pianeta Terra ha una dimensione finita. Ci vuole appena un’ora e mezza per girargli attorno, a quella quota. Questo ha influito sul mio modo di vedere le cose. Ha reso più profonda la mia fede nel lavoro per la pace in questo pianeta. E naturalmente mi ha aiutato a vedere le cose con maggiore distacco, e perciò a mantenere una visione più ampia”. Queste le parole di Vladimir Remek, durante un’ intervista
Ius sanguinis? Una questione di…punti di vista
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