La stetta sulle armi promossa e ventilata dal segmento “liberal” de Partito Democratico, non deve scontrarsi soltanto con la pressione delle lobbies degli armamenti (più epicizzata che reale) quanto con la cultura delle armi, peculiarità ed essenza prima di quello che è l’atomo sociale e culturale dell’America profonda: la comunità ulsteriano-scozzese. In un intreccio perverso di ritualismo machista ed ignoranza rurale “white trash”, sono loro ad aver fatto della violenza un brand ed un mezzo di conquista, contribuendo a delineare gli Stati Uniti all’interno dei loro confini attuali. Ghettizzati e costretti alla razzìa in patria sotto Giacomo I nel ‘500, usati dai ricchi protestanti inglesi nelle terre di confine per fare da cuscinetto contro gli indiani nel ‘700, ancora carne da macello durante la Guerra Civile per difendere gli interessi dei padroni del cotone e ora mandati in pasto ai mortai iracheni, sono loro il baluardo culturale, elettorale e sociale a difesa del II emendamento, non la Beretta o la Colt’s Manufacturing Company. I “liberal” statunitensi, esattamente come quelli italiani, fanno però ancora fatica a comprendere l’istologia della massa.
Miopie
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