Rivoluzionari da salotto: la malinconia della prevedibilità.

Pur essendo un irriducibile nemico del “politically correct”, che ritengo scudo e spada del neofascismo politico-mediatico più infido e devastante (dato il suo nascondersi dietro la veste, positiva, dell’ecumenismo), non posso che (sor)ridere degli affannosi ed ingenui tentativi posti in essere da alcuni nel momento in cui cercano di farsi passare come rivoluzionari del linguaggio e grimaldelli dello status quo sociale e culturale attraverso incursioni “razzistoidi” e “sessistoidi”. Il vertice della malinconia di tale modus operandi è senza tema di smentita la sua sconcertante prevedibilità, ancor più paradossale e stridente se si considera che l’obiettivo primigenio di questi “strali” è proprio quello di suggerire originalità ed indipendenza di ragionamento