..e se poi mi assolvono..? Il caso dei pediatri indagati a Livorno e le colpe di una certa informazione.

Qualche mesa fa mi capitò di occuparmi di un caso di omicidio, e riferendomi al killer scelsi di utilizzare la formula “presunto assassino”, nonostante fosse un reo confesso. Questo perché le indagini erano ancora nelle loro fasi embrionali e, per il nostro ordinamento, si trattava di un presunto innocente.

La Carta dei Doveri del Giornalista non vieta la divulgazione delle generalità dell’indagato (se acquisite in modo lecito e legale), ma obbliga chi fa informazione a presentare la vicenda ricordando la presunzione d’innocenza, senza contaminazioni e manomissioni di alcun genere. In particolare:

“In tutti i casi di indagini o processi, il giornalista deve sempre ricordare che ogni persona accusata di un reato è innocente fino alla condanna definitiva e non deve costruire le notizie in modo da presentare come colpevoli le persone che non siano state giudicate tali in un processo.

Il giornalista non deve pubblicare immagini che presentino intenzionalmente o artificiosamente come colpevoli persone che non siano state giudicate tali in un processo”

Nel caso dei pediatri indagati a Livorno, questo principio è stato disatteso da buona parte del circuito mediatico. Per quanto raccapriccianti siano e possano essere le accuse, la cultura civile non dovrà mai retrocedere dinanzi all’emotività. La democrazia, è bene non scordarlo, rivela la sua forza quando viene messa dura prova

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