Appunti di comunicazione- La Prima Repubblica, gli USA e quel “fuoco amico” contro l’immagine dell’Italia



Nel febbraio 1970, l’esponente democristiano, nonché vice-presidente di Alitalia, Vaccari, compì un viaggio negli USA (“missione Nita”), incontrandosi, tra gli altri, con l’allora segretario ai Trasporti americano John Volpe e con l’allora assistente presidenziale e addetto ai rapporti con i media Herbert Klein.

Nel corso della missione, Vaccari invocò l’aiuto di Washington a favore della DC, per arrivare ad elezioni anticipate così da liquidare la formula del centro-sinistra e per il contenimento del PCI. Stando alle sue parole, in ragione del suo “carattere latino” il popolo italiano era sovente “motivato non dalla logica, ma dalla psicologia” e l’Italia era “un Paese dove la democrazia è giovane. In alcune sue zone (storicamente sottosviluppate) lo stesso concetto di democrazia rappresentativa è difficile da far comprendere e quindi applicare”.

Oltre a confermare quella che era la tendenza ad ingigantire i problemi della Penisola in modo da ottenere il sostegno degli alleati, prassi tipica del conservatorismo italiano del tempo (il riferimento non è alla sola DC), l’episodio dimostra come per raggiungere l’obiettivo certi esponenti di spicco della politica nostrana non esitassero a far leva sui peggiori stereotipi degli anglosassoni sui popoli latini e mediterranei (L. Guana).

Nota: in quella come in altre occasioni, l’aiuto americano non sarebbe arrivato, almeno nelle forme e nelle modalità richieste. Il “mito” dell’ingerenza dell’alleato d’oltreoceano nella politica italiana è in parte da sottoporre a revisione

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