Viva Marx, viva Lenin…viva Bill Gates e Chiara Ferragni: come si cambia e quali sono le conseguenze

Non è la prima volta che una certa sinistra, italiana come internazionale, mostra un’ “infatuazione” per il multimiliardario Bill Gates. Volendo fare un esempio noto e anteriore al Covid, in un suo celebre e vendutissimo saggio del 2008 il prof Lakoff, di formazione socialista, lo presentava quale simbolo virtuoso, da un punto di vista civile e morale.

Un fenomeno che si spiega in ragione dell’imponente beneficenza fatta da questi personaggi (spesso interessata, perché almeno negli USA consente loro di avere detrazioni fiscali) ma che forse è anche il risultato di una strategia mirata di “personal branding”, concepita per guadagnare consenso presso settori storicamente ritenuti a loro distanti e potenzialmente ostili.

Il motivo della migrazione verso i populismi, anche di destra, di una fetta non trascurabile dell’elettorato di sinistra, sta anche qui; il cassintegrato, il precario, il cittadino delle periferie, i “neo-proletari”, si sono cioè sentiti abbandonati da leader, partiti e “compagni di viaggio” oggi orientati verso simboli ed esempi difficili da capire ed accettare.

Uno scollamento rispetto al “paese reale”, da cui altri hanno saputo trarre vantaggio e che ha in ultimo contribuito al rafforzamento di quel cliché che vede la sinistra elitaria ed autoreferenziale.

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