L’ingenua ottusità della “folla” e la forza della disinformazione. L’analisi di Gustave Le Bon.

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La tendenza, socialmente allarmante e sempre più in aumento, a cedere ai tranelli della disinformazione, può trovare una chiave di lettura esaustiva nelle teorie di Gustave Le Bon (1841 – 1931), medico, sociologo e politologo francese tra i primi a indagare l’impatto del messaggio propagandistico nelle “folle”.

Secondo Le Bon, infatti, tra le caratteristiche delle “folle” si trova la propensione ad osservare e analizzare la realtà in modo deformato ed eccessivamente emotivo.

Regolando la bussola del ragionamento verso la propria componente più emotiva, la “folla” leboniana “si trova spesso in uno stato di attenzione aspettante favorevole alla suggestione. La prima suggestione formulata s’impone, per contagio, a tutti i cervelli, e stabilisce subito l’orientamento”.

Da qui, “la creazione delle leggende che si propagano così facilmente tra le folle, non é soltanto il risultato d’una completa credulità, ma anche delle deformazioni prodigiose che gli avvenimenti subiscono nell’immaginazione degli individui riuniti. Il fatto più semplice visto dalla folla, diventa subito un avvenimento alterato. La folla pensa per immagini, e l’immagine evocata ne evoca essa stessa molte altre che non hanno nessun nesso logico con la prima. Si capisce facilmente questo stato pensando alle bizzarre successioni d’idee a cui ci porta qualche volta l’evocazione di un fatto qualsiasi. La ragione ci fa vedere l’incoerenza di simili immagini, ma la folla non la vede; e confonderà con l’avvenimento stesso tutto quello che la sua immaginazione vi aggiunge, deformandolo. Incapace di separare il soggettivo dall’obiettivo, la folla ammette come reali le immagini evocate nel suo spirito, e che, il più delle volte, non hanno nessuna parentela col fatto osservato.”

Ma per quale motivo la maggior parte delle “hoax” che inquinano e manomettono l’informazione on line e quelle con una più elevata capacità di penetrazione sono di segno reazionario e/o violento? E prrchè ad imporsi è il modello

Anche in questo caso può venirci in soccorso Le Bon, che vede la “folla” come irriducibilmente reazionaria e conservatrice, capace di grandi slanci di magnanimità come di azioni violente ed esecrabili dal punto di vista morale, ma sempre ed in ogni caso tarate sul primitivsmo percettivo e intellettivo:

“L’autoritarismo e l’intolleranza sono per le folle sentimenti molto chiari, che esse sostengono tanto facilmente quanto facilmente li praticano. Le folle rispettano la forza e sono mediocremente impressionate dalla bontà, che é facilmente considerata come una forma di debolezza”. Ancora: “Esse (le folle, ndr) hanno istinti conservatori irriducibili e, come tutti i primitivi, un rispetto feticista per le tradizioni, un orrore incosciente per le novità capaci di modificare le loro condizioni reali di vita. Se l’attuale potenza delle democrazie fosse esistita all’epoca in cui furono inventati i telai meccanici, il vapore e le strade ferrate, la realizzazione di queste invenzioni sarebbe stata impossibile, o soltanto ottenuta a costo di molteplici rivolte”

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