L’inferiorità russa e la paura dell’apocalisse: perché non scoppierà mai la III Guerra Mondiale tra Est e Ovest

bombat“Quella crisi ci insegnò una lezione fondamentale su cosa doveva essere fatto per prevenire la guerra nucleare. Per quasi 30 anni, quelle divennero le regole e i limiti del gioco nucleare e dell’importante, volubile e pericolosa relazione tra Washington e Mosca” – Anatoly Fyodorovich Dobrynin, ambasciatore sovietico in USA (1962 – 1988)

“La crisi ci portò sull’orlo del baratro. Lo avevamo visto, ci eravamo spaventati a morte e capimmo che non avremmo dovuto spingerci mai più fino a tanto” – Nikita Sergeevič Chruščëv, premier sovietico (1958 – 1964)

Le frasi riportate si riferiscono alla Crisi dei Missili di Cuba del 15 – 28 ottobre 1962. In quell’occasione, per la prima volta dall’inizio della Guerra Fredda (1945/1949), il mondò e i leader delle grandi potenze si trovarono sull’orlo di un confronto termonucleare capace di portare all’estinzione della razza umana; il terrore scaturito dall’evento ebbe come conseguenza i progetti bilaterali di disarmo (i Trattatati SALT) e il “congelamento” delle lancette del Doomsday Clock* (soltanto nel 1979** e nel 1983***, e per motivi del tutto causali, casuali l’umanità si sarebbe avvicinata nuovamente all’ Armageddon).

Lo spettro del MAD (Mutual Assured Destruction – Mutua Distruzione Assicurata) era (ed è), quindi, un fattore di deterrenza capitale, che fa della guerra atomica un’ipotesi dalle conseguenze inaccettabili per ciascuno dei contendenti, anche per l’ipotetico vincitore. A rendere del tutto disancorato da ogni analisi razionale il pericolo di un confronto tra l’Occidente e la Russia, tuttavia, non c’è soltanto il MAD ma anche l’inferiorità, sotto i profili militare, economico, demografico e politico-strategico, di Mosca rispetto ai principali “contenders” ( appunto, gli USA la NATO).

Il contributo esaminerà, sulla base dell’elemento statistico e documentale, ognuno di questi aspetti, dimostrando tutta l’inconsistenza di ogni velleità muscolare (autentica o presunta) della Federazione Russa.

Forza militare

USA
Carri armati: 8,848
Aeri (totale): 13, 892
Navi (totale) 473
Personale militare attivo: 1,400,000
Armi nucleari: 2,150 testate attive
Spesa militare: 600 miliardi di dollari

NATO
Carri armati: 5,421
Aerei (Totale). 1,837
Personale militare attivo: 3,585,000
Missili: 10, 409
Spesa militare: 1.000 miliardi di dollari

Russia
Carri armati: 2, 550
Aerei (totale): 1, 389
Navi (totale): 280
Personale militare attivo: 766,055
Missili: 5, 436
Armi nucleari: 1, 720 testate attive
Spesa militare: 84 miliardi di dollari

Forza economica-PIL nominale

USA: 17.418.925 (1 posto)
Russia: 2.097.000 (9 posto)

PIL nominale dei principali membri NATO:

Germania: 3.859.574 (4 posto)
Francia: 2.945.146 85 (5 posto)
UK: 2.846.889 (6 posto)
Italia. 2.147.952 (8 posto)

Forza demografica-numero di abitati

USA: 325 127 000 (3 posto)
Russia: 143 975 923 (9 posto)
Totale Paesi NATO: 885 milioni

Forza politico-strategica

Pur mantenendo un ventaglio di stati amici o “clientes”, dopo il 1991 Mosca non dispone più un’alleanza vasta ed organica come fu il Patto di Varsavia, mentre la NATO non soltanto è sopravvissuta ma si è ampliata e perfezionata. Questo, per il Kremlino, non costituisce uno svantaggio soltanto dal punto di vista militare ma anche strategico, dal momento in cui non può più fare affidamento sulla cintura protettiva dei vecchi alleati, ma, anzi, li trova a ridosso dei suoi confini, all’interno di una coalizione virtualmente nemica (ai tempi del Blocco Sovietico era invece l’Europa democratica ad avere le truppe del Patto di Varsavia alle porte di casa).

L’incognita ABM

Si è parlato, all’inizio del contributo, del rischio MAD, che renderebbe una guerra termonucleare catastrofica per ciascuna delle parti. E’ tuttavia utile e necessario ricordare la possibilità, da parte del blocco atlantico, di schierare apparati di difesa anti-missile (ABM) basati sui sistemi MIM-104 Patriot e AEGIS/RIM-161, capaci, in linea teorica, di rendere obsoleto ed inservibile l’equipaggiamento nucleare russo (lo schieramento dell’ ABM ai confini russi è infatti, insieme all’allargamento della NATO ad Est, uno dei maggiori motivi di attrito tra Mosca e l’Occidente)..

Conclusioni

La disamina mostra ed evidenzia dunque tutta l’impraticabilità di una sfida frontale e concreta, da parte russa, allo storico avversario; sebbene Mosca stia portando avanti un rinnovamento del suo hard power (molti dei suoi mezzi risalgono ad ogni modo ancora all’era sovietica), l’inferiorità militare e tecnologica dei suoi mezzi, della sua economia, della sua tecnologia e in tutti gli altri settori, confinerà gli allarmi su una III Guerra Mondiale, tanto cari a certi segmenti della politica e dell’informazione, nel sensazionalismo e nel propagandismo emotivo più spiccioli. Come abbiamo visto, la Russia temeva la guerra nel 1962, quando era la seconda (secondo alcuni osservatori, addirittura la prima) potenza mondiale; è ragionevole, giusto e legittimo pensare la tema molto di più oggi.

*Orologio dell’apocalisse (Doomsday Clock in inglese) è una iniziativa ideata dagli scienziati del Bulletin of the Atomic Scientists dell’Università di Chicago nel 1947 che consiste in un orologio metaforico che misura il pericolo di una ipotetica fine del mondo a cui l’umanità è sottoposta

**9 novembre 1979: gli equipaggi dei missili balistici LGM-30 Minuteman americani vennero messi in stato di massima allerta dopo che il computer comunicò il lancio da parte dei sovietici di un massiccio attacco nucleare contro gli Stati Uniti; l’allarme era in realtà generato da un video di esercitazione, erroneamente trasmesso sui computer del sistema di primo allarme americano. L’allarme raggiunse il NORAD, provocando il panico e scatenando reazioni disordinate; solo dopo sei minuti la rete satellitare americana diede conferma che nessun attacco sovietico era in corso

***26 settembre 1983: a causa di un malfunzionamento, un satellite di pre-allarme sovietico rilevò erroneamente il lancio di cinque missili balistici americani diretti in URSS. Il colonnello Stanislav Petrov, in servizio nel centro di controllo della rete satellitare sovietica, si rifiutò di inoltrare l’allarme ai suoi superiori, dubitando dell’attendibilità di un attacco condotto con soli cinque missili; poco dopo, il guasto venne scoperto e lo stato di emergenza annullato

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