Perché non si stava mai meglio quando si stava peggio. La Libia e la necessità (anche geopoltica) delle Primavere Arabe.

gheddafi_2Tradizionalmente ed inevitabilmente complesse e delicate, le fasi di passaggio dal totalitarismo alla democrazia presentano un bagaglio di criticità ancor più impegnativo quando il Paese in questione è di fatto sprovvisto di un bagaglio storico legato alla prassi liberale, come nel caso degli stati che hanno vissuto l’esperienza delle Primavere Arabe.

E’ dunque così anche per la Libia, che nonostante la conquista democratica subisce oggi la pressione di alcune frange estremistiche, di segno religioso come politico.

Il dato, tuttavia, non dovrà consentire alla semplificazione di rimuovere gli indubbi e straordinari risultati ottenuti a partire dal 2010 non soltanto dalle popolazioni locali, oggi non più compresse nelle loro libertà da regimi dispotici ed illegittimi, ma anche dall’Occidente; la partnership con una democrazia ossequiosa del diritto internazionale è, infatti, sempre preferibile a quella con una dittatura, spesso irrazionale ed anticonvenzionale nelle sue mosse. Questo, non soltanto dal punto di vista politico ma anche economico.

Ricordiamo che fu proprio Muʿammar Muḥammad Abū Minyar ʿAbd al-Salām al-Qadhdhāfī a lanciare missili contro il nostro Paese, il 15 aprile del 1986,e ad allontanare gli italiani dalla Libia una volta preso il potere.

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