Come previsto e prevedibile, l’ennesimo “spauracchio nucleare” ha ceduto il posto a nuove notizie, regredendo nelle prioriotà di pubblico e stampa. L’aver bruciato troppe “linee rosse” potrebbe indurre Putin, qualora si trovasse in una situazione critica (secondo la maggior parte degli analisti, l’esercito russo non riuscirà ad andare oltre il 2025) ad un’azione “di rottura”, eclatante, quale ad esempio la detonazione, a scopo dimostrativo, di un’atomica a bassa potenza.
Va ad ogni modo ricordato che mosse simili, come pure il ricorso alla retorica minacciosa (tratto peraltro distintivo della comunicazione sovietico-russa da sempre) hanno l’obiettivo di influenzare le pubbliche opinioni occidentali (“grassroots propaganda”), ma producono effetti scarsi, se non nulli, sulle loro classi dirigenti, ovvero sulle reali leve del potere “nemico”.
