La ricchezza “ostacolata” dell’URSS gorbacioviana

Nell’ottobre 1989 il Primo Ministro sovietico Nikolaj Ivanovič Ryžkov denunciò che sulle banchine dei porti del Baltico giacevano più di un milione di derrate alimentari e più di 180.000 container per un milione e duecentomila tonnellate di prodotti vari.

Nello stesso mese la “Pravda” segnalò invece che alla stazione di Mosca erano fermi 1387 vagoni carichi di “ogni ben di Dio”, mentre in città e nella provincia venivano razionati lo zucchero, i cibi per i neonati e i beni durevoli.

Prodotti inutilizzati e destinati ad andare a male per le lentezze burocratiche, l’incuria, la corruzione e l’irresponsabilità dei funzionari delle dogane, i problemi di scarico e trasporto.

A minare e pregiudicare il nuovo córso gorbacioviano, condannando di fatto l’URSS a morte, furono anche, come vediamo, le mancanze degli apparati dello Stato (piccoli, medi e grandi), talvolta anche intenzionali, dunque veri e propri sabotaggi per bloccare le riforme.

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