Il paradosso dei putiniani e quello degli anti-Putin, dal Covid al conflitto in Ucraina

Un segmento non trascurabile di quel movimento d’opinione che oggi si indigna per l’operazione russa in Ucraina, acclama i dissidenti russi, Marina Ovsyannikova e accusa Putin di essere un dittatore, fino a poche settimane fa bullizzava e offendeva chi criticava le politiche pandemiche dei governi italiani e la narrazione dominante sul Covid, ne invocava l’arresto (talvolta è accaduto), la privazione dei diritti politici e civili (talvolta è accaduto), dell’assisenza sanitaria e appoggiava in modo acritico misure restrittive spesso inutili a livello sanitario, se non quando dannose.

Viceversa, un segmento non trascurabile di quel movimento d’opinione che ieri contestava le politiche pandemiche dei governi italiani, ritenendole lesive delle libertà e dei diritti fondamentali del cittadino, oggi solidarizza con un autocrate imperialista, reazionario e cleptocrate che uccide, imprigiona e deruba gli oppositori (questa, sì, è un’azione golpistica), calpesta il diritto internazionale e viola i confini di nazioni libere e sovrane o interferisce nella loro politica interna. “Last but not least”, Putin varò misure molto rigide e arbitrarie per contenere il Covid e si spinse a paragonarlo alla II Guerra Mondiale (!).

Simili paradossi sono emblematici del livello di polarizzazione cui l’opinione pubblica italiana è arrivata, anche a causa di un’infodemia tossica alimentata dalle istituzioni. Una “guerra civile fredda”, che muta nelle forme ma non nella sostanza.

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