L’esempio inglese e i veri nemici dei vaccini

L’Inghilterra dà prova, almeno per adesso, di grande raziocinio, avvicinandosi alla normalità senza lasciarsi intimorire dall’allarmismo (infondato) sull’ennesima variante, guardando al dato, buonissimo, dei morti e degli ospedalizzati e non a quello dei contagi. Una “lezione” quanto mai utile per i governi più chiusuristi, in primis quello italiano a trazione giallo-rossa.

Puntare al “rischio zero”, o comunque a lambirlo, come peraltro suggerito da Speranza, Ricciardi o da altri esponenti della maggioranza e dell’esecutivo, e attribuire al numero dei semplici positivi, asintomatici compresi (inseguiti con un tracciamento a tappeto), la stessa importanza di quello dei morti e dei ricoveri, significherebbe infatti rendere inutile o quasi l’arma dei vaccini (non tutti possono essere vaccinati, i vaccini non possono “funzionare” al 100% e tantomeno possono bloccare la diffusione del virus), fare carta straccia dei parametri dell’immunità di gregge e rimandare “sine die” il ritorno alla vita ante-marzo 2020.

A quel punto non saremo più di fronte, si faccia attenzione, ad un problema medico-sanitario, bensì ad un problema etico-politico, con la politica incapace di scendere a patti con il Covid, incapace di metabolizzare lucidamente e laicamente ogni rischio, anche il più lieve e fisiologico, collegato al virus cinese.

Uno scenario in linea teorica catastrofico per i cittadini come per le istituzioni, che vedrebbe tra i suoi responsabili anche l’intossicazione ansiogena e polarizzante causata dai media, da taluni opinionisti e dalle stesse autorità.

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