Le incognite del “criterio di eccezionalità”, tra passato e presente

« Lo Stato liberale, con la circospetta e ferrea limitazione della dei suoi interventi nella sfera collettiva (se non sotto la forma del paternalismo scelto, in una certa fase, da qualche da qualce frazione dei suoi gruppi dirigenti), venne colpito in pieno (e travolto) dalle “tempeste d’acciaio” scatenate dalla Prima Guerra Mondiale. E il controllo dell’informazione e le attività propagandistiche totalizzanti che esso mise in campo e dispiegò rappresenteranno altresì il viatico e il brodo di coltura per una serie di apprendisti stregoni che sapranno appropiarsene, trasformandosi, per molti versi, nelle avvisaglie e nei laboratori del totalitarismo. »

Sociologo della comunicazione, massmediologo, saggista e consulente di comunicazione politica e pubblica, il Prof. Panarari offre uno spunto per una riflessione sulla fase storica odierna.

Benché oggi la democrazia occidentale sia senza dubbio molto più matura e solida rispetto al 1914-1918, il “criterio di eccezionalità” (impiegato con le sue varie ramificazioni nell’emergenza Covid) resta uno strumento ambiguo e in linea teorica pericolosissimo, per i suoi effetti nell’immediato ma soprattutto per il precedente che è andato a creare.

Non va tuttavia escluso che la sua adozione possa anche determinare una “reazione di rigetto”, capace di irrobustire, invece di indebolire, la democrazia formale, quella sostanziale e, più in generale, la cultura democratica.

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