Se diventerà tutta colpa dei baristi (di nuovo)

Colpire un ristoratore, un barista, un negoziante o il proprietario di una palestra significa colpire anche i loro dipendenti, che si troveranno senza lavoro o con un’importante compressione degli stipendi. E’ d’altro canto pacifico che in ogni momento di crisi economico-sociale le categorie più esposte siano quelle già meno solide e influenti a cose normali.

Un’evidenza che una certa sinistra, imbrigliata in dogmatismo chiusurista forse determinato anche dalla sua avversione culturale alla piccola-media imprenditoria e da un improbabile disegno “decrescista” , ha dimenticato, salvo accorgersene adesso, con lo sblocco dei licenziamenti e degli sfratti alle porte.

Il “bombing”, e non solo social, contro i piccoli esercenti cui stiamo assistendo negli ultimi giorni, potrebbe dunque rispondere anche al bisogno di trovare un capro espiatorio sul quale far ricadere la responsabilità dello sconquasso sociale che il Paese rischia di attraversare.

Se così fosse avremmo uno scenario di guerra civile a “bassa intensità”, con una una parte della politica italiana e delle istituzioni in aperto conflitto con una parte della Nazione, del popolo.

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